
Leggo questo titolo sul Corriere della Sera, riferito alla vicenda di Garlasco: “Ora la Procura deve fermare lo show”. Tutto corretto. Tutto giusto. È vero che un condannato c’è, e si chiama Alberto Stasi. È verissimo che sulla sua sentenza sorgono innumerevoli “ragionevoli dubbi”. È sacrosanto che la sua difesa tenti ogni strada per cercare di riaprire il processo e che i magistrati, se vengono a conoscenza di nuovi elementi, indaghino ogni possibile pista. Ma sentirsi dire dal Corsera che la Procura dovrebbe bloccare questa fiction, anche no. Grazie.
Ora, il ragionamento di Fiorenza Sarzanini non fa una piega. “Esiste il diritto dei cittadini coinvolti a non essere stritolati in un meccanismo infernale che tutto travolge e stravolge in nome della ricerca della verità che dovrebbe invece seguire uno schema rigoroso e un riserbo assoluto – scrive – Quello che sta accadendo a Pavia fa invece scempio delle vite di persone che sono innocenti fino a prova contraria, di presunti attori e comprimari collocati nuovamente sulla scena del delitto. Da settimane si raccontano (sulla base di indiscrezioni, stralci di documenti, nuove consulenze, dichiarazioni di avvocati, esperti o presunti tali) imminenti novità della nuova indagine avviata dalla Procura cittadina”. E ancora: “La legge consente di effettuare una discovery degli atti in momenti cruciali dell’inchiesta. Se quel momento non è arrivato si devono proteggere i nuovi accertamenti, e con essi i destinatari dei provvedimenti, con una riservatezza che non ammette deroghe”. Perché “migliaia di inchieste sono state segnate — e anche rovinate — dalle fughe di notizie”.
Siamo d’accordo. Davvero. Noi lo stiamo scrivendo dal primo momento in cui Garlasco è tornata sulle prime pagine dei giornali e, soprattutto, in cima ai dati di accesso degli utenti ai siti internet (inutile girarci intorno). Siamo stati i primi, e forse tra i pochi, a difendere fino a prova contraria Andrea Sempio perché presunto innocente, mentre tutti gli altri si facevano imbeccare da Procura, periti e avvocati per renderlo il nuovo Alberto Stasi. Mostro lui, mostro quell’altro. Vi pare normale che la famosa impronta palmare 33 sia finita prima al Tg1 che agli avvocati dell’indagato?
Però Sarzanini oltre a rimproverare la Procura potrebbe anche fare un piccolo mea culpa nei confronti dei giornali. Del suo giornale. Perché gli avvocati parlano, i periti rilasciano interviste, la procura fa trapelare questo o quel dettaglio, ma sono i giornali a spiattellare tutto in prima pagina. A sposare acriticamente le ipotesi dei pm, senza neppure dare il tempo ai legali e ai contro-periti di portare le proprie deduzioni di fronte ad un giudice. Noi scrivemmo diverse settimane fa: i colpevoli a Garlasco sono loro, ovvero quei giornali che spacciano la cronaca per gossip. Quelli che nel 2007 raccontavano lo “sguardo glaciale” di Stasi come prova della sua colpevolezza e ora rincicciano l’ipotesi del filmino sexy per mettere all’indice sempio. Non c’è bisogno che vi dica quanti articoli ha scritto il Corsesa su Garlasco, quante ipotesi date per buone (ieri titolavano: il killer si guardò allo specchio. Ma come lo dimostri?) e quante “svolte su Sempio” riportate senza un buon motivo.
Vero: “È la procura di Pavia a dover fermare questa sceneggiata” per cancellare “l’atroce sospetto che si spari nel mucchio sperando che alla fine qualcuno cada nella rete”. Sarzanini però è vicedirettrice del Corsera. Non potrebbe iniziare lei, a chiudere il lato giornalistico di questo tremendo “circo mediatico”?
Giuseppe De Lorenzo, 29 maggio 2025
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