Nelle ultime ore, sul caso Garlasco stanno emergendo novità estremamente significative che potrebbero incidere su un eventuale procedimento di revisione della sentenza contro Alberto Stasi o sull’eventuale processo a carico di Andrea Sempio. Tra queste, certamente spicca l’indagine indipendente condotta da Alberto Porta e Daniele Occhetti, già periti del giudice nel processo a Stasi, oggi senza alcun incarico di parte e dunque motivati unicamente dalla ricerca della verità.
Dall’esame dei movimenti di Chiara sul computer del fidanzato emerge un quadro inatteso: la sera precedente all’omicidio, la giovane non avrebbe scoperto (come ampiamente decantato dai media) contenuti pornografici compromettenti, bensì si sarebbe dedicata alla tesi di laurea di Alberto, sfogliando immagini innocue, come quelle di alcuni cuccioli. Questo dettaglio smonta il movente (che in ogni caso val la pena ricordare essere assente nella motivazione della condanna) secondo cui Stasi avrebbe eliminato la compagna per occultare i suoi segreti digitali. Si tratta, in essenza, di una narrazione infondata. E oggi è dimostrabile.
Insomma, leggendo atti giudiziari, relazioni tecniche, verbali e registrazioni, traspare un destino avverso per Stasi: Alberto è un imputato prima e un colpevole poi travolto sempre e costantemente da coincidenze nefaste, senza mai un elemento aleatorio a suo vantaggio. Questa sfortuna appare così insistente da evocare sospetti di pregiudizio, forse persino di intenzionalità malevola. Dopotutto, lo si può dire con certezza: Stasi in questa storia è sempre stato il colpevole ideale. Chiusa questa riflessione e tornando agli aggiornamenti recenti; alcuni approfondimenti, come quello della nuova analisi Porta-Occhetti sopra citato, si potranno rivelare fondamentali. Altri invece, amplificati da stampa e televisione come rivelazioni decisive, si dimostrano mere distrazioni di massa.
Leggi anche:
Due esempi provengono dall’entourage della famiglia Poggi. Il primo è la ricostruzione raccontata ieri alla stampa dal consulente Dario Redaelli, che collocherebbe l’inizio dell’aggressione contro Chiara in cucina. Se confermata, questa ipotesi allungherebbe i tempi dell’atto criminoso ben oltre i 23 minuti (spostamenti inclusi) disponibili per Stasi (che ha solidi alibi prima e dopo) secondo la sentenza. Il punto è che questa nuova analisi cerca di incastrare Stasi per via del suo DNA rinvenuto su una cannuccia in un brick di tè nella pattumiera della cucina. Tuttavia, l’associazione appare forzata: essendo un abituale ospite della casa (la coppia aveva cenato insieme la sera prima), non è detto che Alberto abbia bevuto quell’estathe la mattina dell’omicidio. E così, ironia della sorte, un’analisi pensata per incriminarlo finisce per rafforzare la sua linea difensiva. Il secondo “colpo di scena” riguarda l’esame dei gioielli di Chiara, conservati dalla famiglia. Secondo il team dei Poggi, vi sarebbero indizi utili da presentare in un eventuale processo di revisione. Eppure, questi oggetti sono stati custoditi in un ambiente privato e dunque, essendo stata interrotta la catena di custodia, hanno valore probatorio nullo.
In questo scenario desolante resta francamente difficile da comprendere, al netto del dolore, l’ostilità della famiglia Poggi verso le nuove piste investigative. Pur rispettando la tragedia, che rende improprio giudicare scelte personali, colpisce la priorità data al DNA su una cannuccia rispetto a quello sotto le unghie della vittima. Presto molti interrogativi troveranno risposta. Una cosa però è certa: in questo frangente, è essenziale astenersi da atteggiamenti punitivi, per evitare di replicare un’ingiustizia simile a quella subita da Stasi.
Alessandro Bonelli, 15 gennaio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


