
Alberto Stasi, considerato non colpevole dalla maggioranza degli italiani che seguono la nuova indagine sul caso di Garlasco, sta cominciando a togliersi qualche sassolino dalle scarpe, visto che in passato buona parte dei media e dei cosiddetti esperti del crimine lo hanno dipinto come un mostro glaciale malvagità.
In questi giorni si è saputo che, a seguito di un articolo pubblicato nel maggio del 2022 da Anna Vagli, la criminologa che ha preso il posto di Roberta Bruzzone nel talk condotto da Milo Infante, gli avvocati di Stasi hanno presentato una denuncia per diffamazione nei suoi riguardi e che, di conseguenza, nel prossimo mese di marzo si terrà a Milano il relativo processo. In questo i difensori della criminologa hanno sollevato una eccezione di competenza territoriale, sostenendo che il giudizio dovrebbe svolgersi nel luogo di residenza, ovvero presso il Tribunale di Lucca, essendo ella residente a Forte dei Marmi.
In attesa che i giudici milanesi decidano in merito, la mini-Bruzzone, che così in tanti appellano non solo per aver sostituito la Bruzzone ad Ore 14, ma anche perché la Vagli, da quanto riporta lei stessa, avrebbe conseguito due sue certificazioni nel scuola privata della criminologa ligure. Scuola privata che pare non sia riconosciuta dal ministero dell’Istruzione e dell’Università.
Ma queste minuzie a parte, la querela di quello che al tempo venne etichettato come “il biondino dagli occhi di ghiaccio” si basa su un assunto della Vagli che in passato, e ben prima che uscisse il suo articolo, è stato categoricamente escluso da una sentenza che ha assolto Stasi per il possesso di immagini e video pedopornografiche. Il titolo del commento, pubblicato da un giornale online, non lascia alcun dubbio circa le granitiche convinzioni dell’esperta del crimine: “Perché Alberto Stasi è l’assassino di Chiara Poggi al di là di ogni ragionevole dubbio”. In particolare, nel servizio la criminologa sosteneva che il possibile movente sarebbe stato la scoperta, da parte della vittima, di materiale pedopornografico nel computer del fidanzato. Da qui la decisione di Stasi, attraverso il proprio avvocato Giada Bocellari, di presentare una querela per diffamazione.
Ora, questa storia del materiale “scomodo” scoperto dalla povera Chiara Poggi nel Pc del fidanzato, smentita dai periti del giudice Vitelli, è una delle tante leggende metropolitane che ancora oggi i gli irriducibile sostenitori della sentenza di condanna continuano a raccontare senza ritegno, infischiandosene del fatto che la nuova indagine sta gradualmente portando in luce quello che a mio avviso è uno dei più gravi errori giudiziari degli ultimi decenni.
Si tratta di un assurdo caravanserraglio di bubbole in cui, oltre alla favola citata, si ciancia di uno scambio di pedali mai dimostrato, del sangue che non era sangue sui pedali medesimi, delle scarpe del condannato prive di tracce ematiche – al pari delle scarpe dei due carabinieri che entrarono senza calzari -, delle impronte di Stasi rinvenute sul dispenser del lavandino, insieme a quelle di altre nove persone, la qual cosa dimostrerebbe che il bocconiano riuscì ad eliminare ogni traccia anche smontando e rimontando il sifone del lavandino medesimo in un nano secondo.
In tal senso, personalmente la penso come Vittorio Feltri, il quale, intervistato da Giuseppe Brindisi durante Zona Bianca, in onda su Rete4, ha dichiarato con la sua ben nota franchezza che, soprattutto a seguito di ciò che sta emergendo, solo un cretino può ancora credere nella colpevolezza di Alberto Stasi.
Claudio Romiti, 22 dicembre 2025
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