
Le indagini attorno all’omicidio di Chiara Poggi stanno aprendo a possibili nuovi scenari e nuove responsabilità. Chiaramente, trattandosi di indagini ancora in corso, non è possibile arrivare a conclusioni né, tantomeno, a fare commenti. È chiaro, però, che si tratta di una vicenda sulla quale i cittadini riflettono, non tanto sul fatto in sé considerato, quanto piuttosto sul ruolo della magistratura. Essa, lo ricordiamo, è il terzo potere dello Stato: come tutte le Istituzioni, anche la magistratura sta attraversando una fase nella quale si registra scarsa fiducia nell’operato dei suoi membri.
Come è capitato che i cittadini si disinteressassero della politica, dimostrando questo interesse con la scarsa affluenza alle urne, allo stesso modo è chiaro che è in atto un processo nel quale i cittadini attribuiscono scarsa credibilità all’operato dei magistrati. È un fenomeno che ha origini nel recente passato, per lo meno dai tempi delle indagini su quella che fu definita Tangentopoli: le indagini di quegli anni, se da una parte hanno avuto l’altissimo merito di scoperchiare un sistema di corruzione strutturato e inveterato, dall’altra ha creato falle operative con avvisi di garanzia che cadevano a pioggia, incarcerazioni che hanno avuto anche esiti tragici.
Va da sé che non sto attribuendo la responsabilità dei suicidi ai magistrati che indagavano sulle tangenti, tuttavia è chiaro che un certo modus operandi ha concorso a creare determinate situazioni che sono sfociate nel dramma. Ritengo anche che, quando il desiderio dell’opinione pubblica di trovare il colpevole, con tutta la pressione mediatica che ne consegue, esso eserciti una pressione sull’operato degli inquirenti che probabilmente può togliere loro lucidità: gli errori giudiziari sono una pagina triste della storia della magistratura, ma quella pagina c’è.
Il problema è che, se viene meno la fiducia nell’operato dei giudici, in gioco viene posta la tenuta sociale di uno Stato: il giudice delegittimato nel suo potere agli occhi dei cittadini diventa per loro il pretesto per una giustizia fai da te, subentra una logica da far west. È quello che succede, ad esempio, quando i cittadini vengono derubati nelle loro abitazioni o subiscono violenze: il primo pensiero è quello della vendetta, della difesa personale, dimenticando che esistono sia le leggi sia le Istituzioni preposte a farle rispettare.
Leggi anche:
La legge esiste ed ha valore in sé e per sé, diversamente si entra nella logica del dottor Azzeccagarbugli. Un altro elemento che non va trascurato è il ruolo ricoperto dai media, dai dibattiti televisivi, dai social, dalle fughe di notizie. Sono tutti elementi che creano confusione nell’opinione pubblica e nello svolgimento delle indagini. È chiaro, però, che queste dinamiche vanno fermate al più presto. Ritengo che i principi contenuti nella riforma Nordio della giustizia vadano proprio in questo senso, dando chiarezza sul ruolo dei pm e sulla responsabilità dei giudici.
Quanto al caso di Garlasco, mi auguro che la verità venga a galla in modo definitivo: abbiamo una ragazza che è stata uccisa e, a distanza di anni, sono ancora in corso delle indagini, abbiamo due genitori che ogni giorno sono costretti a sentir parlare dell’omicidio della figlia e, se mi permettete, un giovane, Alberto Stasi, che è stato condannato per un omicidio che ad oggi non mi sembra ci sia la certezza egli abbia commesso. Perchè questo ragazzo è stato condannato?
Suor Anna Monia Alfieri, 1 ottobre 2025
Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).