
È uscita un’altra clamorosa notizia in merito all’inchiesta condotta dalla Procura di Brescia; inchiesta che per adesso vede indagati per corruzione l’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, e il padre di Andrea Sempio. Si tratta di uno scoop realizzato da Panorama, rilanciato in prima pagina da La Verità e immediatamente ripreso da gran parte dell’informazione nazionale, che aggiunge un altro oscuro tassello ad un puzzle investigativo che, al netto della doverosa presunzione d’innocenza per tutti i protagonisti, sembra che stia portando in luce una vicenda la quale, se confermata, rappresenterebbe un ulteriore colpo alla reputazione del nostro sistema giudiziario.
Ma veniamo ai fatti. Scavando tra le carte relative alla prima archiviazione dell’indagine a carico dello stesso Sempio, il settimanale ha trovato un documento abbastanza sconcertante, soprattutto in relazione alla dinamica che ha portato alla rapidissima conclusione della vicenda. In sostanza è accaduto che il 23 febbraio del 2017 l’ex pm chiedeva al Giudice per le indagini preliminari “l’autorizzazione al ritardato deposito della documentazione relativa alle operazioni di intercettazione telefonica”. Nell’atto ufficiale Venditti spiegava la necessità di rinviare il deposito delle intercettazioni su Sempio e sui suoi familiari “per non compromettere il prosieguo delle indagini” e per consentire agli inquirenti di completare “le richieste di misura coercitiva a carico degli indagati”.
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Quindi, si evince che la Procura di allora stava seriamente predisponendosi a richiedere una misura cautelare ai danni di Andrea Sempio. Tuttavia, dopo appena una ventina di giorni la situazione si sarebbe ribaltata: il 15 marzo gli inquirenti vengono folgorati sulla via di Damasco e ci ripensano, chiedendo l’archiviazione del caso. Archiviazione che viene concessa dal Gip con altrettanta velocità, visto che dopo appena otto giorni l’indagato venne prosciolto. Ed a tutto ciò, se non basta, vanno aggiunte le ben note anomalie emerse solo in tempi molto recenti al riguardo delle citate intercettazioni telefoniche eseguite sulla famiglia Sempio. Intercettazioni che, secondo Giuseppe Spoto, il maresciallo dei carabinieri che se ne occupò in quel frangente, sono piene di buchi nelle trascrizioni a causa del ristrettissimo tempo impostogli dal procuratore Venditti, appena due giorni, che, avendo cambiato idea sull’indagato, voleva chiudere al più presto la pratica.
Sta di fatto che dalla stessa trascrizione dell’epoca, sicuramente per una serie di comprensibili sviste, scomparvero le frasi, oggi recuperate nella nuova indagine per il delitto di Garlasco, più compromettenti. D’altro canto, se è vero che siamo tutti innocenti fino a prova contraria, come disse un celebre politico della prima Repubblica, “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.
Claudio Romiti, 6 novembre 2025
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