
Dopo ben 19 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la verità sembra sempre più vicina. Il procuratore di Pavia Fabio Napoleone ha in queste ultime ore impresso una svolta netta alle sue indagini: Andrea Sempio, oggi trentottenne e caro amico del fratello della vittima, è indagato per omicidio volontario come unico responsabile e non più in concorso con ignoti o con Alberto Stasi. Secondo i pm, Sempio avrebbe agito da solo, mosso da un rifiuto sessuale da parte di Chiara.
Gli elementi a suo carico noti agli organi di informazione includono l’impronta 33 sulle scale della cantina, la compatibilità del DNA di linea paterna sotto le unghie della vittima, nuove perizie medico-legali sull’orario della morte e approfondimenti informatici ritenuti “plurimi, gravi e convergenti”.
A giudicare però da come la procura sta forzando la mano pare assai probabile che Napoleone abbia qualche asso nella manica atto a scardinare completamente la linea difensiva di Sempio, che oggi invece si dice tranquilla tanto da definire addirittura “fantasmagorici” i capi d’accusa.
Ma una novità rilevante arriva proprio in queste ultimissime ore: Andrea Sempio è stato convocato in Procura a Pavia per mercoledì 6 maggio alle ore 10 per un interrogatorio di garanzia. Si tratta presumibilmente dell’ultimo atto prima della chiusura delle indagini e della conseguente richiesta di rinvio a giudizio.
L’indagato potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere, come già accaduto in passato, oppure decidere di confrontarsi con i magistrati. Certamente la procura non vedrebbe di buon occhio un forfait, soprattutto alla luce del fatto che Sempio negli ultimi mesi si è prestato ad interviste e comparsate in tv (guardandosi però bene dal presenziare in luoghi dove avrebbe potuto ricevere domande particolarmente ficcanti…)
E poi c’è Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per lo stesso delitto. L’uomo allora definito “ragazzo dagli occhi di ghiaccio” dalla stampa e dipinto anni fa come un killer senza scrupoli sta scontando la pena e ha ottenuto la semilibertà, lavorando all’esterno.
Parallelamente, la Procura di Pavia ha trasmesso gli atti alla Procura Generale di Milano per valutare una possibile richiesta di revisione del processo a suo carico. La procuratrice generale Francesca Nanni ha confermato che lo studio delle carte è in corso: non sarà un procedimento rapido, ma il percorso è avviato. Le nuove indagini escluderebbero infatti la presenza di Stasi sulla scena del crimine.
E dunque a questo punto sorge una domanda legittima: perché tantissimi continuano a parlare quasi ossessivamente di Alberto Stasi, come se le indagini più recenti non esistessero? Stasi è stato processato, giudicato colpevole in tre gradi di giudizio e sta espiando la condanna. Insistere sul suo nome, ignorando gli sviluppi che lo allontanano dal ruolo di autore del delitto, appare come un ancoraggio emotivo e mediatico al passato piuttosto che un contributo alla ricerca della verità.
Infine, la famiglia Poggi (genitori e fratello di Chiara) che si è costituita parte offesa nel nuovo procedimento contro Sempio. Oggi si dicono certi che in galera ci sia il vero colpevole, ovvero Stasi. Ed è umano comprendere il dolore di chi ha perso una figlia e sorella e la difficoltà ad accettare ipotesi alternative dopo tanto tempo.
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Eppure, di fronte a un’indagine che indica un altro possibile autore principale, il mantenimento di una linea rigidamente ancorata alla condanna del fidanzato di Chiara solleva interrogativi: fino a che punto è utile chiudersi davanti a nuovi elementi? Come si concilieranno i due filoni giudiziari (il procedimento contro Sempio e la possibile revisione per Stasi) senza generare contraddizioni insanabili? La famiglia Poggi si costituirà parte civile nell’ormai certo processo a carico di Sempio?
Certamente il caso non può più essere ridotto alla narrazione del 2007/2015. Le indagini attuali hanno prodotto fatti nuovi che meritano di essere valutati con obiettività, senza pregiudizi né nostalgie per sentenze passate.
Continuare a focalizzarsi esclusivamente su Alberto Stasi rischia di offuscare la ricerca della verità. È tempo di guardare avanti. E soprattutto è tempo che chi per consuetudine o per cieca fede nella giustizia (con la “g” volutamente minuscola) non ha avuto altro colpevole all’infuori di Stasi o chi sulla sua colpevolezza ha fondato una carriera scrivendo libri e vendendo corsi di criminologia, inizi a ricredersi…
Alessandro Bonelli, 1° maggio 2026
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