Garlasco, quel dettaglio nel pizzino che in pochi hanno notato

Un appunto trovato in casa dell’indagato riapre il caso Poggi: “Venditti Gip Archivia X 20.30 euro”. Coincidenze, bollo o soldi per far chiudere il fascicolo?

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sempio garlasco

In questi giorni i vari talk che si occupano del caso di Garlasco stanno dando molto risalto al famoso bigliettino che, secondo la Procura di Pavia, dimostrerebbe il coinvolgimento di Mario Venditti, ex procuratore aggiunto. Un coinvolgimento che, per chi non ne fosse informato, rappresenta l’ultimo tassello di due inchieste, denominate clean 1 e clean 2, in cui starebbe emergendo un complesso sistema corruttivo – sistema che vedrebbe il coinvolgimento di personalità di spicco del tessuto sociale Pavese – che ha già portato alla condanna a 4 anni e mezzo per un carabiniere che operava nell’ufficio di polizia giudiziaria sotto la direzione di Venditti; mentre un altro maggiore in congedo della Benemerita è in attesa di giudizio.

Ebbene è proprio da qui che incidentalmente viene riaperto l’indagine sull’omicidio della povera Chiara Poggi. In particolare, seguendo la pista della corruzione – che a mio avviso nel caso di Andrea Sempio potrebbe poi trasformarsi in concussione – che si decise di scavare a fondo sulla chiusura lampo dell’indagine del 2016/2017. Ed in questo senso il citato bigliettino sequestrato in casa dell’indagato, sebbene non si tratti di una prova schiacciante, si lega a tutta una serie di altri elementi sospetti che da oltre due anni gli inquirenti hanno raccolto nei riguardi del presunto sistema corruttivo. Un bigliettino che in originale contiene un dettaglio che al momento nessuno ha sottolineato e che potrebbe offrire una lettura abbastanza chiara circa il suo effettivo significato. In sostanza leggiamo “Venditti Gip Archivia X 20. 30. euro”.

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Ora, partendo dal presupposto che, come recita il nostro diritto penale, nel dubbio anche gli indizi più gravi debbono essere letti nella maniera più favorevole all’indagato, il problema di questo breve annotazione sono i punti. Se infatti, come sostiene la difesa di Sempio, le due cifre si riferiscono al costo delle marche da bollo, sarebbe stato più logico scrivere “20/30 euro”. Mentre l’aver inserito il punto dopo le stesse cifre non può che acuire i già fondati sospetti di un passaggio di denaro finalizzato, come si suol dire, ad oliare gli ingranaggi di una macchina giudiziaria, usualmente piuttosto lenta, che avrebbe deciso di archiviare il caso nei faditici “21 secondi”.

Infine, tengo a sottolineare, se anche si dimostrasse fondata l’accusa ai danni di Venditti, ciò non rappresenterebbe automaticamente la colpevolezza di Sempio nell’omicidio di Garlasco. Potrebbe anche essere accaduto che il ragazzo e i suoi familiari, terrorizzati dalla prospettiva di finire nel tritacarne dei media dopo la drammatica esperienza vissuta da Alberto Stasi, condannato sulla base di indizi molto discutibili, abbiano seguito gli “amorevoli” consigli di qualcuno che gli indicava una “strada alternativa” per uscire dai guai. In questo senso la colpevolezza di Sempio, sebbene gli indizi a suo carico appaiono ben più gravi di quelli che inchiodarono Stasi, è ancora tutta da dimostrare.

Claudio Romiti, 9 ottobre 2025

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