Cronaca

Gay Pride e pomp*ni, Salvini non sente scuse: “Ci pensavi prima, ti porto in tribunale”

Il ministro conferma la querela contro il "performer" del Pride. Lui aveva fatto retromarcia: "Colpa del caldo". Ma il leghista insiste

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Dopo le polemiche esplose per gli insulti rivolti dal palco del Milano Pride contro Matteo Salvini, è arrivato il passo indietro di Lorenzo Pezzotti. Le scuse pubbliche però non hanno soddisfatto il ministro dei Trasporti che ora conferma la volontà, già espressa nelle scorse ore, di trascinare il “performer” in Tribunale.

“Chiedo scusa a tutti”, aveva detto Pezzotti in un video diffuso sui social dopo aver accusato Salvini di aver fatto pompini ai trans nei bagni chimici durante la festa della birra a Ponte di Legno. “Non so se il sole o la stanchezza, ho detto una marea di cose senza senso. Lo so. Sicuramente il non aver dormito e il caldo, ho detto cose inutilmente eccessive e volgari. Mi scuso anche per tutti quelli che si sono sentiti offesi”. Su Instagram il performer si è coperto il capo di cenere: “Questa doveva essere una festa, una manifestazione di libertà e di gioia – ha detto – Non ho dato un ottimo esempio, ho detto cose senza senso, ora non mi posso dissociare dalla mia testa. Non so perché ho detto quello che ho detto, chiedo scusa a Salvini”.

Scuse che, però, non hanno affatto convinto il vicepremier. Matteo Salvini ha replicato con un messaggio pubblicato sui propri canali social, confermando l’intenzione di procedere per vie legali. “Amico mio, potevi pensarci prima di urlare menzogne e insulti in mezzo a migliaia di persone. Ci vediamo in tribunale, magari insieme potremo aiutare qualche associazione di volontariato”, ha scritto il leader della Lega. Salvini ha poi ringraziato le numerose persone che gli hanno manifestato solidarietà, sottolineando in particolare i messaggi ricevuti anche da appartenenti alla comunità gay: “Grazie ai tanti amici LGBT che, anche su questa pagina, mi hanno espresso la loro solidarietà e non si riconoscono in queste pagliacciate. Viva la libertà!”.

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