
La peggiore tragedia di questo ammasso di tragedie che umiliano il mondo, che lo lasciano sul bilico dell’estinzione, è anche la più scontata ovvero non importa a nessuno. Non veramente. Tutti a fare i calcoli dell’opportunismo militante, vanitoso, storicistico, tutti a usare le carneficine alla maniera del Michele Apicella festaiolo recalcitrante: mi si nota di più se sparisco o sto in disparte? Ed io lo so che questo pezzo mi farà odiare praticamente da tutti, che mi farà perdere lettori, ma se nascondo la mia sincerità, se imbavaglio le mie convinzioni che giornalista sono?
Allora vi debbo dire che io mi sono maledettamente rotto le palle dei distinguo, del cinismo, dello strazio strabico, dell’umanitarismo a sensi alterni: i bambini sono o non sono tutti uguali? No, non lo sono come non lo sono le propagande, c’è sempre qualcuno più bambino degli altri e c’è sempre un propaganda più vera delle altre. Io, per me, non posso nascondere che, dopo aver sempre difeso Israele, il suo diritto di esistere, adesso non mi sento più di difenderla (per quel che vale la mia inconsistenza; è solo un dovere di lealtà con chi mi legge), penso che abbia finito le sue tante ragioni e anche i suoi alibi. Penso pure che nella comunicazione sia disastrosa, mentre quella, cialtronesca e scalcagnata di Hamas, riesce ad addossare ai nemici, che proprio non ne hanno bisogno, anche le nefandezze sue proprie. Insomma se fossi israeliano contesterei duramente Netanyahu, così come, se fossi palestinese, farei di tutto per ribaltare la dittatura di Hamas (che aspetta ancora la brava gente laggiù?). Perché se Israele nella sua strategia a rullo compressore, una strategia vietnamita che sposta sempre più in là il limite, è perdente, va pur ricordato che la brava gente di Gaza dopo il 7 ottobre scendeva in piazza felice, da nessuno obbligata, libera almeno nella misura in cui il fanatismo lo consente, e non le bastavano le immagini dei bambini ebrei, i neonati ebrei messi vivi nei forni. Cosa che troppa gente qui si ostina a rimuovere: no, non è vero niente, lo ha detto Hamas e comunque Israele se lo merita.
Se lo merita? Israele sta facendo di tutto per farsi detestare, ma è pur vero che sta risalendo nel mondo un antisemitismo allucinante, delirante. Esiste ancora la dignità della ragione, da qualsiasi parte? Se Gaza non viene bonificata dalla sua dittatura islamista, nessuna speranza ha senso e nessuna indignazione è sincera. Sì, io mi sono rotto di sentire il peso di una partecipazione chirurgica e falsa, calcolata nel modo più cinico o stupido: se Israele bombarda Gaza, la “invade”, è genocida, ma se Putin invade l’Ucraina, la bombarda, falcidia, deporta i suoi bambini, non è vero niente, la solita propaganda di Kiev, d’altra parte “è stato provocato”. Provocato? Putin sì e Israele no? Ammesso e per niente concesso che sia vero, qual è il limite per una “provocazione”?
Come si fa a vedere, e bisogna vederli, i figli di Palestina falciati, seppelliti sotto le macerie, e non quelli di Ucraina e gli altri del 7 ottobre (che secondo chi delira non è mai esistito ovvero fu autoinflitto dalle stesse vittime, come le Torri Gemelle, come lo sbarco sulla luna che da parte americana non c’è mai stato mentre quello di passo sovietico non si discute)? Eppure questi conflitti sono simili, sono paralleli, guerre tra popoli fratelli che si odiano e si vogliono sterminare: Hamas ce l’ha per statuto, l’estrema destra israeliana non lo nasconde, i nazionalismi russo e ucraino non lasciano margine a nessuna ragione. E tutti rivendicano primogeniture storiche, religiose, geografiche a risalire fino ad Abramo.
Allora? Allora nessuno ragiona e chi assiste sgomento e non riesce a trovare ragioni per parteggiare, per giustificare nessuno; ne ha pieni i cosiddetti di bandiere militanti che nascondono l’indifferenza e l’opportunismo: perché gli occhi dei bambini che muoiono non hanno religione e non hanno patria, sono uguali, tutti, sempre. Ma a nessuno importa davvero e la sinistra cialtronesca deve ricompattarsi sui soliti guru un tanto al chilo, oggi tocca al Nanni Moretti, l’ex Michele Apicella che si è stufato di starsene in disparte e chiama il popolo a raccolta: al che la sinistra dei pulcinella si stringe, si mobilita. La è, pulcinellesca: naturalmente portata per l’antidemocrazia antioccidentale, per le dittature confessionali di stampo islamista, deve però fare i conti con la sua militanza politica in Europa, deve pur tenere in piedi le ragioni dell’Ucraina, anche se in sommersione resta legata alle seduzioni neosovietiche, putiniane; finora se l’è cavata mandando avanti la componente radicale mentre quella falsamente dialogante, raziocinante, stava alla finestra. Ma era un gioco delle parti come sanno bene gli Emanuele Fiano, i Daniele Nahum e gli altri cacciati o emarginati o indotti ad andarsene dal Pd romano e milanese, quest’ultimo particolarmente sensibile ai Fratelli Musulmani.
A sinistra l’antiebraismo come retaggio marxista non verrà mai meno ma Moretti squilla la tromba e tutti escono dalle ambiguità: lo fanno, come sempre, in modo sconcio, così da contarsi, alla sinistra farabuttesca tutto fa comodo, un referendum filomaranza come un massacro in Palestina: tutto un fiorire di appelli, di inviti, di “posizioni unitarie”, tutto un candidarsi a rappresentare la pace a un occhio solo, tutta una mobilitazione tra narcisetti e guru, “fatela voi la grande manifestazione per Gaza”, e allora Marzabotto e la resistenza, Ventotene per Gaza, ma soprattutto Gaza per noi.
Eccoli come falchetti improvvisamente risvegliati, la sora Lelly, la sora Salis o il sor Conte, tutti a calcolare l’impatto, l’effetto. Sinceri, come no. Quell’altro, il Natale della Rai che pretende si parli più di Gaza che di Garlasco, per dire parlarne come vuole lui. Ma in Rai la militanza filopalestinese è già dilagante. Tutti ancora una volta pronti a riunirsi per pesarsi. Nanni ha chiamato, nun possiamo fa’ finta de gnente, ne va der grande scinema italiano, romano, piddino, Gaza per i finanziamenti. Spontanei, come no. Se davvero gli importasse, avrebbero occhi per tutti gli occhi e vorrebbero una pace contagiosa: non il disarmo di una parte sola, senza disturbare una dittatura di tagliagole. Ma sono fatti così, mica li scopriamo adesso. Sicché chi assiste senza sponde, semplicemente sgomento, è indotto a riconoscersi nelle parole del pontefice: basta, basta, basta! Perché c’è o deve esserci un limite all’orrore, al tatticismo, al settarismo di tutti. Di tutti! Oppure è rassegnato a confidare nel decisionismo schizoide di Trump, perché se la pace, anzi le paci non le impone lui, in maniera autoritaria…
Non sono solo questi due i fronti che possono far saltare per aria il mondo; da qualche giorno ce n’è almeno un terzo tra India e Pakistan. E anche qui la sinistra degli appelli e delle tregue arlecchinesche è rimasta prudenzialmente in sospeso aspettando di capire come si metteva per capire come mettersi. Alla fine, il solito esprit de calculateur ha deciso che l’India, “stando con Trump” (dopo essere stata per decenni filosovietica), ha torto a prescindere, anche se il casus belli si deve ad una strage pakistana nel Kashmir. E allora avanti con il sostegno di una dittatura teocratica militaresca, quanto a dire la sconfessione dei capisaldi ideologici della sinistra. Ma che gli fa? Così vanno le cose, così debbono andare. Spirito largo e unitario, dice la sinistra frammentata che si incolla col pretesto di Gaza, dove però non una voce, una sola, osa dire che finché non si libera Gaza da Hamas, dalla sua strategia di sacrificare quanti più civili possibili, in quanti più modi possibili, per risaltare agli occhi del mondo, ogni discorso è vano inclusa la critica, per chi scrive sacrosanta, verso Israele.
Io lo so che con questo scritto faccio incazzare tutti, perché non ho parti da perorare, perché non trovo innocenti qui e non trovo altro che propagande incrociate; e le propagande vincenti sono quelle di un odio autoriferito, anche psicotico, a prescindere contro l’occidente, trasversale, che parte dalle estreme, di destra e di sinistra, il che si può capire storicamente, ma dilaga, contagia i naif, i disinformati, gli indifferenti, gli opportunisti che finalmente trovano i loro capri espiatori, proprio come un secolo fa. E poi ne discese quello che sappiamo. Scusate, ma proprio non ce la faccio a militare sotto una bandiera, quale che sia: meno di tutto, coi colori di Hamas o quelli dell’ipocrisia arcobaleno che nasconde le sfumature di rosso ipocrita. Qui c’è ben altro in ballo, c’è una guerra mondiale che non è da venire, c’è già, seppure, per il momento, spezzettata. Ma io che non ho figli guardo dallo schermo quelle migliaia e migliaia di figli e penso che potrebbero essere i miei, uno per uno, e i loro occhi urlanti senza un Dio sotto la rovina sono tutti uguali anche se nessuno li vede sul serio. Anche se tutti vedono solo quelli che hanno adottato.
Max Del Papa, 26 maggio 2025
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