Gentiloni contro il web libero

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1 “Direttiva Cei: meno soldi per le chiese, più per l’accoglienza”. Trattandosi della Cei, provo a cercare di capire cosa significa questa direttiva in termini di execution. Usando le categorie e il linguaggio del management la tradurrei così: sarebbe come tagliare le spese destinate alla difesa del core business e investirle in generiche spese di marketing. È questo che intendete?

2 “Apple disposta a trattare sulle tasse”. La volgarità di Tim Cook è senza limiti. Per uno di tal fatta c’è una sola risposta, elementare: “Le tasse non sono un optional, non si negoziano, le tasse si pagano, punto. Devi sapere che in un Paese serio, regolato da leggi, se non lo fai vai in galera, punto“.

3 “Gabrielli restituisce l’onore a Contrada”. Un atto dovuto. Del fatto che sia avvenuto e durato così tanto tempo, tutti dobbiamo vergognarci.

4 “Fake news, scusa contro il Web libero”. Sottoscrivo il grido d’allarme del liberale doc Marcello Foa contro i comportamenti di Gentiloni (più fa il premier, più mi chiedo: c’è da fidarsi di costui?) che ha presentato la legge con due provvedimenti a dir poco inquietanti: la “sorveglianza di massa”, “chiudere siti in nome del copyright”.

Quatto, quatto, com’è nella sua natura felpata, tenterà mica di bidonarci? Ci torneremo.

5 “Asia Argento rivela altri due abusi”. È partita la caccia alle streghe, pardon agli orchi. Suggerirei ai direttori dei giornali di preparare un supplemento tipo quelli dell’economia (che onestamente raccontano fatti di nessun interesse), in modo da concentrare tutte queste confessioni gossipare-erotico-economiche, con ovvia articolazione: 1 Fatti; 2 Commenti; 3 Dibattiti.

Temo che se, oltre a quelle degli artisti, lo apriamo ad altre categorie sociali la globalizzazione dello stupro trasformerà ognuno di noi o in uno stupratore, o in uno stuprato, o in un giudice di stupri altrui. Nelle categorie “operai” e “ceo” un paio di chicche da raccontare le avrei anch’io.

6 “Ecco come Xi, il nuovo Mao, consolida il potere”. Pagine e pagine giustamente dedicate al XIX Congresso del Partito Comunista Cinese. Nella pianificazione della mia giornata: lettura, riflessione, scrittura, viaggi, dovrò dedicare sempre più tempo alla Cina.

Con la globalizzazione selvaggia gli abbiamo regalato cinquant’anni, ora Xi è destinato ad essere presto il mio padrone di casa a cui dovrò pagare l’affitto per avere protezione. Geniale mia nipote Virginia: al liceo ha scelto il cinese come terza lingua. As sà mai.

7 “La guerra delle lettere”. Che Rajoy e Puigdemont siano due poveretti (politicamente parlando) non ci piove, ma su un aspetto li ammiro: si scambiano lettere ben scritte anziché volgari tweet, come fanno altri pseudo leader. Fra Istituzioni ci si scambia lettere, in politica il tweet ha la dignità di una scorreggia.

Sulla soluzione del contenzioso, resto della mia idea iniziale: licenziare il Re, dichiarare la Repubblica, dare alla Catalogna la stessa autonomia dei Paesi Baschi, poi andare tutti, in amicizia, a ingozzarsi di tapas.

Riccardo Ruggeri, 17 ottobre 2017

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