Gianfranco Fini rivela: “No, non ho lasciato la politica per stanchezza”

L'ex presidente della Camera del podcast "Sette Vite": "La militanza è un virus, lo prendi da piccolo e ti accompagna finché campi"

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C’è un filo sottile che lega la passione politica di ieri con la disillusione e la riflessione di oggi. Ed è proprio su questo filo che si muove la mia lunga chiacchierata con Gianfranco Fini, protagonista della storia politica italiana, ospite del mio podcast “Sette Vite”. Un dialogo in cui l’ex presidente della Camera si racconta con lucidità, autoironia visione.

L’intervista si apre con la domanda consueta: «Quella che lei sta vivendo è la vita che voleva vivere?» – gli chiedo. «Sostanzialmente sì», risponde Fini, con il tono pacato di chi ha imparato a convivere con il tempo e le sue trasformazioni. Poi aggiunge, con un sorriso ironico, quando gli confesso che la mia passione per la politica è nata ascoltandolo da ragazza: «Mi riempie di orgoglio, comunque il reato è prescritto».

Parliamo della politica di oggi, dei giovani, della passione che sembra essersi affievolita. Eppure Fini, controcorrente come sempre, resta ottimista: «La politica è un virus, lo prendi da piccolo e ti accompagna finché campi». Un virus che non si cura, ma che evolve, cambia forma, si adatta ai tempi.

Non manca un passaggio emozionante sul suo ritorno ad Atreju, dove un pubblico di ragazzi gli ha tributato un applauso sincero. «A volte ritorno», dice sorridendo, ricordando con una punta di commozione quel momento che ha avuto il sapore del riscatto.

Ma l’intervista non si ferma alla nostalgia. Si parla di Europa, di sicurezza, di Iran, di fanatismo religioso, di giustizia e di un’Italia che cambia. Fini non si sottrae a nessuna domanda, anzi rilancia, con la lucidità di chi ha vissuto le istituzioni dall’interno e ne conosce le fragilità. Quando gli chiedo se la politica gli manchi, risponde con sincerità: «Non ho lasciato la politica per stanchezza. La politica non è un’occupazione, è un virus che se ti prende non ti molla più».

Nel finale, alla domanda più personale – come immagina il suo funerale, tra cent’anni – Fini sorride, quasi divertito: «Da chi mi ha voluto bene, vorrei essere ricordato come una persona che meritava quell’affetto, quell’amore, quella stima».

Un’intervista che è un viaggio nella memoria e nel presente, ma anche una lezione di lucidità e misura. Perché, come dimostra ancora una volta Gianfranco Fini, si può lasciare la politica attiva, ma non si smette mai davvero di farla.

Ascolta la puntata completa del podcast “Sette Vite” con l’intervista a Gianfranco Fini su Youtube e Spotify.

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