Politica

Giorgia Meloni è una furia: “Sono il capo del governo, non Alice”

La premier si sfoga dopo il folle caso Almarsi: i "suoi" ministri a processo, lei no. "Non governano a mia insaputa"

meloni giudici Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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“Sono il capo del governo. Non Alice nel Paese delle meraviglie”. Giorgia Meloni secondo La Stampa è furente dopo la rivelazione, sui social, della decisione del Tribunale dei Ministri di archiviare la sua posizione sul caso Almasri ma di chiedere il processo per Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e Alfredo Mantovano. Furiosa non tanto per il possibile procedimento, quanto per la presunzione dei giudici di pensare che i ministri del governo possano agire in maniera criminosa (questo significa contestare un reato) senza che il Presidente del Consiglio sia in alcun modo “partecipe” di tutto.

Una tesi “palesemente assurda”, ha detto. “Non mi aspettavo che si potesse dire che i miei ministri governano a mia insaputa”. E lei, che non si chiama Giuseppe Conte, colui il quale prima sostenne le politiche anti-migranti del “suo” ministro Salvini salvo poi scaricarlo e mandarlo a processo per il caso Open Arms, non intende fare la stessa figura del capo che non sa cosa fanno i “suoi” e che li abbandona alla prima difficoltà. “Rivendico che questo Governo agisce in modo coeso sotto la mia guida: ogni scelta, soprattutto così importante, è concordata. È quindi assurdo chiedere che vadano a giudizio Piantedosi, Nordio e Mantovano, e non anche io, prima di loro”, ha ribadito.

È probabile che, alla fine, il caso Almasri finisca nel nulla: il governo ha in Parlamento i voti sufficienti per bloccare qualsiasi intenzione giudiziaria dei magistrati. La Giunta parlamentare, una volta ricevuti i documenti dal Tribunale dei ministri, esprimerà un parere entro 30 giorni scrivendo una relazione che poi verrà votata a Montecitorio. Esito scontato, ma tempi tutti da vedere. Ed è per questo che dalle parti di Palazzo Chigi hanno letto la mossa delle toghe come un modo per delegittimare la sua posizione, per affermare che non sia in grado di tenere a bada i suoi ministri oppure di non venire coinvolta in partite così importanti per la sicurezza nazionale.

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