
L’avvoltoio, nella sua accezione figurata, è da sempre simbolo di chi approfitta delle difficoltà altrui per trarne vantaggio. Un’immagine dura, certo, ma efficace quando si parla di politica, dove il tempismo degli attacchi spesso conta più della coerenza delle idee.
Dopo la sconfitta nel recente referendum, alcune forze politiche hanno immediatamente iniziato a volteggiare attorno alla figura del Presidente del Consiglio come se si trovasse in una fase terminale della propria leadership. Un atteggiamento che appare più legato al desiderio di capitalizzare un momento di debolezza altrui che a un confronto costruttivo sul merito delle questioni.
Negli ultimi anni, la scena politica italiana ha visto alternarsi governi sostenuti da maggioranze eterogenee, talvolta nate grazie a equilibri tecnici più che a un mandato elettorale diretto. È quindi singolare che proprio alcuni protagonisti di quella stagione si ergano oggi a giudici severi dell’operato del governo.
Il clima, del resto, è tornato incandescente. Alcune opposizioni sembrano attribuire al governo responsabilità su qualunque evento, anche simbolico o marginale, alimentando una narrazione in cui la figura del Presidente del Consiglio diventa il bersaglio privilegiato.
Allo stesso tempo, le manifestazioni di piazza, visibilmente supportate dalla sinistra, hanno assunto toni sempre più accesi, con episodi che nulla hanno a che vedere con il legittimo dissenso democratico: simboli rovesciati e dati alle fiamme, bandiere straniere al posto del tricolore, retoriche estremiste e scenografie, come la ghigliottina, che evocano conflitti piuttosto che dialogo.
È difficile immaginare che, in un contesto simile, possano maturare proposte credibili per la costruzione di un percorso di pace e coesione sociale. L’Italia sta vivendo una fase complessa e, se da un lato il confronto politico è naturale e necessario, dall’altro la degenerazione del dibattito rischia di produrre solo polarizzazione e rancore.
Chi si limita a sfruttare ogni occasione per indebolire l’avversario senza offrire alternative concrete rischia di trasformarsi da “avvoltoio”, figura già negativa, in qualcosa di ancora meno dignitoso: un semplice pupazzo, un giocattolo della polemica, privo di visione e di responsabilità.
Beppe Fantin
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).