
Sono passati due anni dalla tragica scomparsa di Giulia Cecchettin. Due anni di dolore, di rabbia repressa e di paura crescente. L’Italia è stanca. L’Italia ha paura. In poco tempo siamo stati travolti da una violenza inaudita che ha sconvolto le nostre vite, trasformando la serenità in terrore e minando la sicurezza della nostra quotidianità.
Sembra di camminare su un filo sottile, in attesa del passo falso che ci farà precipitare. Giulia non c’è più, non tornerà mai più. Eppure, oggi si parla di un possibile ritorno alla libertà, seppur vigilata, del suo assassino. Un pensiero che turba profondamente chi crede nella giustizia e nella tutela delle vittime. Giulia è diventata la figlia di tutti noi. La figlia di quei padri che hanno sofferto e soffrono per una perdita assurda, come se fosse davvero nostra figlia. Due anni senza il suo sorriso, che non abbiamo dimenticato. Due anni in cui la sua memoria ci ricorda ogni giorno che la violenza non è un fatto privato, ma una ferita collettiva.
Non possiamo accettare che la vita di una giovane donna venga spezzata e che il suo assassino possa tornare a godere di libertà. Non possiamo perdonare chi ha negato a Giulia il diritto di vivere, di crescere, di invecchiare. La violenza deve essere punita e perseguita con fermezza, senza compromessi. Giulia aveva una vita a colori davanti. Un delinquente gliel’ha strappata, gettandola in un dirupo, dentro un sacco, al freddo. Questo non deve accadere mai più.
Chiediamo alle istituzioni, alla giustizia e alla società tutta di non abbassare la guardia. Di proteggere le donne, di educare al rispetto, di punire chi distrugge vite innocenti. Per Giulia. Per tutte le Giulia. Per un’Italia che non vuole più piangere figlie, sorelle, madri. Che la memoria di Giulia sia un monito e una promessa: mai più violenza.
Beppe Fantin, 11 novembre 2025
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