Gli antagonisti nel terrore: “Presto correte, ci sgomberano”

Perquisizioni all'alba nel centro sociale torinese dopo gli assalti a La Stampa e Leonardo

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Askatasuna

Un’operazione di polizia su larga scala ha preso di mira il centro sociale Askatasuna a Torino. È successo all’alba di giovedì 18 dicembre 2025. Agenti della Digos, reparti mobili, carabinieri e guardia di finanza hanno circondato l’edificio in corso Regina Margherita 47. Le perquisizioni sono partite lì e si sono estese alle case di diversi militanti del centro e di collettivi studenteschi. L’intervento è legato alle indagini su una serie di assalti avvenuti a Torino nei mesi scorsi. Le perquisizioni si sono poi trasformate in sgombero vero e proprio, visto che sei militanti sono stati trovati ai piani alti dello stabile, piani che – secondo il patto col Comune – dovevano essere lasciati vuoti perché inagibili.

“Ci sembra una chiara indicazione del governo Meloni per fermare quelle che sono state le lotte per la Palestina di questi mesi, con cortei oceanici in tutta Italia”, lamenta Stefano, uno dei portavoce del centro sociale Askatasuna di Torino. “Sono perquisizioni a casa di diversi studenti e giovani che hanno frequentato le piazze di questi mesi e perquisizioni anche all’Askatasuna. Quello che vediamo è un atteggiamento ovviamente muscolare da parte delle forze dell’ordine e ci sembra chiaro che anche il sindaco Lo Russo, ovviamente cedendo di fronte a delle volontà fasciste del governo, voglia chiudere esperienze come quelle del centro sociale Askatasuna, una presenza ormai quasi trentennale nel quartiere Vanchiglia e a Torino. Quello che vediamo ci sembra un attacco alle lotte e alle esperienze di quartiere che costruiscono iniziative dal basso da più di 30 anni. Ci sembra che Lo Russo stia facendo il gioco della Meloni a questo punto, e che fare saltare il patto significhi porsi contro quello che noi abbiamo costruito in questi anni”.

Il legame con l’assalto alla redazione de La Stampa

L’operazione è connessa in particolare all’inchiesta sull’assalto alla sede del quotidiano La Stampa. Quel fatto è avvenuto il 28 novembre. Un gruppo di attivisti ha fatto irruzione nella redazione, che era vuota per uno sciopero dei giornalisti. Prima dell’irruzione c’era stato il lancio di letame contro i cancelli. Sulle pareti sono comparse scritte come “Giornalisti complici dell’arresto in Cpr di Mohamed Shahin”. Gli investigatori stanno cercando prove per questo episodio e per altri eventi simili.

Momenti di tensione e chiamata alle armi sui social

All’interno del centro sociale, che secondo gli accordi col Comune doveva essere vuoto, gli agenti hanno trovato sei persone che stavano dormendo. La notizia del blitz si è diffusa in fretta tra gli attivisti. Dai canali social di Askatasuna è partito un appello per radunare i sostenitori. “Venite, possibile sgombero”, hanno scritto sui social gli antagonisti. Decine di persone si sono riunite davanti all’edificio, tenute a distanza dalle forze dell’ordine. Si sono creati momenti di tensione con i reparti mobili schierati sul posto.

Il centro sociale occupato dal 1996

Askatasuna è uno dei centri sociali più noti di Torino e del Nord Italia. Il nome, in basco, significa “libertà”. Occupa una palazzina di quattro piani costruita nel 1880, di proprietà del Comune. Il luogo era abbandonato dal 1981. Un gruppo di militanti dell’area dell’Autonomia Contropotere lo ha occupato il 15 ottobre 1996. Da allora è diventato un punto di riferimento per iniziative politiche su casa, lavoro e diritti oltre che essere, di fatto, la sede operativa di No Tav e di chi si impegna in scontri con la polizia. Il centrodestra chiede da tempo il suo sgombero, mentre la sinistra lo difende.

L’operazione ha causato disagi alla circolazione. Il tratto di corso Regina Margherita vicino al centro è stato chiuso al traffico. Anche alcuni mezzi del trasporto pubblico Gtt sono stati deviati. Oltre all’assalto a La Stampa, le perquisizioni servono per l’inchiesta su altri episodi. Si tratta degli scontri davanti alle Officine Grandi Riparazioni (Ogr) e allo stabilimento dell’azienda Leonardo. Questi eventi sono avvenuti durante le manifestazioni pro Palestina degli ultimi mesi a Torino.

Un edificio al centro del dibattito politico cittadino

La palazzina di Askatasuna non è agibile e, in base a un patto con il Comune, dovrebbe essere vuota. Eppure, durante il blitz, le luci erano accese ai piani superiori. Il centro è stato spesso associato alle frange più radicali dei movimenti No Tav e pro Palestina. Nel corso degli anni è stato oggetto di diverse perquisizioni. La sua sorte divide la politica torinese. Mentre le forze dell’ordine concludono i loro accertamenti, il futuro dello stabile occupato rimane incerto.

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