
La guerra contro l’Iran continua serrata a dispetto dei tentativi di pace e così le Guardie della Rivoluzione Islamica, i pasdaran fedeli all’ayatollah dalla rivoluzione del ‘79, hanno appena abbassato l’età minima per il reclutamento a 12 anni per “attività di supporto”: prevalentemente pattugliamenti e posti di blocco. Rahim Nadali, responsabile culturale dei Pasdaran a Teheran, lo ha annunciato qualche giorno fa sui media di Stato: a suo dire i ragazzini di 12 e 13 anni chiedono di partecipare alla guerra e il regime ha accolto la loro richiesta spontanea. Un infimo tentativo di pulirsi la coscienza a livello internazionale.
Non è una novità. Basta ricordare che durante la guerra Iran-Iraq, la milizia giovanile dei Pasdaran mandava al fronte bambini di 9-12 anni, usati come carne da cannone in vere e proprie ondate umane per solcare i campi minati. Migliaia morirono indottrinati dalla leadership religiosa del paese, convinti di diventare martiri. Oggi il copione si ripete, solo che i ragazzini in tuta mimetica pattugliano le strade di Teheran armati di fucili.
E mica solo in Iran, a dirla tutta. Hamas, a Gaza, da anni addestra adolescenti: migliaia di ragazzini che imparano a maneggiare esplosivi e sparare. Solo nell’ultima guerra il gruppo ha arruolato circa 30.000 giovanissimi, trasformando scuole e moschee in centri di indottrinamento. Hezbollah e altri gruppi jihadisti fanno lo stesso. I bambini non sono per loro solo vittime collaterali: diventano un subdolo strumento di guerra. Armati, addestrati, mandati in prima linea o usati come scudi umani. Regimi e terroristi da sempre sacrificano consapevolmente figli e nipoti pur di mantenere il potere e l’ideologia o di suscitare pietismo agli occhi dell’Occidente.
Eppure qui in Europa fatichiamo a crederci. Il nostro benessere ci ha abituati a vedere l’infanzia come un’età protetta, disarmata, innocente che nessuno strumentalizzerebbe per fini bellici. Ma il mondo non è tutto rose e fiori come sulle nostre dolci sponde e quando qualcuno ci invita a riflettere rigettiamo qualsiasi sua tesi come falsa e impossibile.
Lo abbiamo visto chiaramente qualche mese fa, a settembre 2025, nello scontro televisivo tra il comico (o, come lui ama definirsi, attore…) Enzo Iacchetti e il diplomatico israeliano Eyal Mizrahi. Mentre si parlava di bambini morti a Gaza, Mizrahi ha chiesto secco: “Definisci bambino”. Iacchetti è esploso di rabbia e tantissimi italiani, sui social e in tv, hanno solidarizzato con il comico. Dopotutto per noi i bambini sono sempre innocenti, punto.
Eppure la realtà in certi angoli del mondo è diversa. Sotto le teocrazie islamiche o sotto i regimi del terrore un dodicenne può essere un combattente addestrato. Chiaramente non per sua scelta, certo: è indottrinato, costretto e strumentalizzato. Eppure è armato.
Ma riconoscere questa verità non significa giustificare guerre o bombardamenti. Significa smettere di cedere alla propaganda subdola portata avanti dai nemici della democrazia. Significa proteggere davvero i bambini: condannando chi li arruola, li manda al macello e li usa come arma.
Alessandro Bonelli, 30 marzo 2026
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