Gli estremisti rossi infiltrati tra le Sardine

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Sulle Sardine sarà pure partita la macchina del fango, come dicono i loro scanzonati promotori, ma in Piazza Dante, a Roma, nell’Ufficio analisi dei nostri servizi di sicurezza, c’è qualcuno che non ci vede chiaro. Schiacciati in mezzo alle sardine, tra tanti giovani accorsi con entusiasmo e partecipazione, sono comparsi, infatti, alcuni settantenni sospetti. Carabinieri e poliziotti oggi in pensione, che negli anni ‘70 hanno combattuto i movimenti dell’estrema sinistra, hanno riconosciuto alcune vecchie facce addolcite dalle rughe, fronti ormai stempiate, ma soprattutto i classici eskimi d’ordinanza. Con filmati e foto, il tam tam tra questure e comandi provinciali è iniziato a girare vorticosamente.

La domanda, ancora senza risposta, è sempre la stessa: chi sarà il furbo pescatore delle Sardine? Per ora, l’operazione simpatia è riuscita perfettamente. La scelta del pesce azzurro capace solo di nuotare nel branco azzeccatissima; quasi teneri i padrini emiliani che, a insaputa dei suoi stessi membri, si sono intestati il neonato movimento: Romano Prodi, buono per tutte le stagioni, più simile ad una salamandra che ad una sardina, e Alberto Clò, suo sodale, già Ministro, che passerà alla storia soltanto per aver partecipato ad una seduta spiritica che mise grande confusione durante il sequestro da parte delle BR di Aldo Moro. Accanto a queste due belle facce del cattolicesimo, la comprensione tiepida del Segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, e l’endorsement del cardinale Peter Turkson, il Prefetto che si occupa di affari sociali. Sul fenomeno risulta, invece, ancora non pervenuto il prete di strada di Bologna, nonché porporato fresco di nomina vicinissimo a Bergoglio, don Matteo Zuppi, mentre in pole position è scesa entusiasticamente l’Anpi, la gloriosa associazione nazionale dei partigiani italiani e la CGIL di Maurizio Landini.

Il tutto in nome del più nobile antifascismo e della lotta al nemico pubblico numero uno, Matteo Salvini. L’inno sardiniano è ovviamente “Bella Ciao”, cantato anche in Chiesa. Il primo “comitato strategico” a Roma, guarda caso, non poteva che essere un palazzo occupato dai centri sociali, benedetto tempo fa dall’elemosiniere del Papa; e la molla per il via, le elezioni in Emilia-Romagna, da sempre avamposto “rosso” per eccellenza. E come primo palcoscenico Bologna, città della strage alla stazione e dell’omicidio di Marco Biagi, ucciso dalle nuove Brigate Rosse nel 2002. Gli ex poliziotti che lavoravano in quello che si chiamava l’Ufficio Politico delle Questure hanno notato subito che le Sardine sono nate in quella parte di Bologna limitrofa a Via Zamboni, area universitaria e di biblioteche. Affollatissima durante il giorno di studenti che frequentano le lezioni all’Università, di sera piena di locali, ma zona di spaccio, di furti e di aggressioni violente. Il linguaggio, la terminologia, le pratiche di piazza e l’assenza di una leadership carismatica e autorevole sembrano essere permeati dall’esperienza del movimentismo (spesso armato), quello che negli anni ‘70 e ‘80 si è mosso fra Lotta Continua, Prima Linea e la parentesi di Giovanni Senzani a capo delle BR, con il sequestro Cirillo che doveva portare all’insurrezione le masse proletarie campane.

In mezzo a tante sardine vergini è ricomparso il filone movimentista della sinistra estrema, quello che ha dato vita a diversi filoni come Il Manifesto, Potere Operaio, e poi Autonomia Operaia. Non a caso, i cerimonieri mediatici con in testa come sempre Gad Lerner, Michele Serra e Adriano Sofri in cerca sempre di un nuovo  posizionamento, provengono in buona parte da lì. Ai quali si aggiungono la solita compagnia di giro della Lilli Gruber di turno o dell’immancabile Roberto Saviano. All’interno del Pd, per come è ridotto, difficile che ci sia ancora qualcuno in grado di alimentare e governare il fenomeno. Ed è inutile sperare che questo tipo di giovani pensi di votare Pd, perché è un nucleo sociale che certamente non si riconosce in nessun partito politico attuale, nonostante gli sforzi che i soliti opportunisti stanno facendo per accreditarvisi. Si sta muovendo sia quella sinistra radicale di base, impegnata nel sociale, che in parte era finita all’interno del Movimento 5 Stelle, ma che con le Sardine dà il segnale di uscita della sua cultura politica dall’esperienza inutile dei grillini, sia una parte del sindacalismo più duro.

Quanti sono i cattivi maestri che si stanno infilando tra le Sardine, così come era già accaduto in passato tra gli onesti operai di Fiat, dell’Alfa Romeo e dell’Ansaldo? E quanti cattivi maestri inizieranno a organizzare la protesta in un Paese come il nostro nel quale il disagio sociale è una miccia accesa? Non può essere certo un caso se, pochi giorni dopo la nascita delle Sardine, sono stati spiccati 14 arresti a Torino ed indagati anche esponenti anarchici padovani. Secondo stime riservatissime che girano nei piani alti della Pubblica Sicurezza, sarebbero oltre 48 i gruppi armati presenti in Italia, 9 di meno rispetto a dieci anni fa. Una forma di lotta che a un certo momento i 5 Stelle erano riusciti in qualche modo ad inglobare.

Ma la tensione sociale e il caos alimentato dai governi Conte hanno spinto queste frange ad abbandonare i grillini per mettersi in proprio. Qui torna prepotente una vecchia massima di Pietro Nenni, che dovrebbe servire da monito per Grillo: “Troverai sempre uno più puro che ti epura”. Speriamo che le Sardine conservino la loro freschezza, senza restituire le piazze in mano ai vecchi sconfitti del periodo del terrorismo: quali meglio di quelle stipate di sardine dove infilarsi per dividere i branchi, infiammarsi e portare il caos? A Parigi si chiamano elegantemente gilets jaunes ed ora stanno paralizzando con la forza il Paese, così come in Sud America, dal Venezuela al Cile, manifestazioni, devastazioni e morti alimentate sempre dal fil rouge che corre sulla rete e che attira ingenui, idealisti e, soprattutto, provocatori. È bene che le sardine stiano attente agli squali.

Luigi Bisignani per Il Tempo 22 dicembre 2019

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