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Gli orfani del Covid riesumano mascherine e infermiere vip

repubblica martina benedetti

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La Repubblica dei Berizzi vede fascisti ovunque ma i veri nostalgici sono loro, nostalgici del regime sanitario che è stato peggiore di qualsiasi fascismo anche se, provenendo da sinistra, lo facevano passare per dolce e responsabile. Come ogni regime, anche questo doveva prima o poi spirare, anche se, essendo maligno come un cancro, ha continuato fino alla fine ad avvelenare il corpo (sociale) e oggi il “si stava meglio quando si stava peggio” dei reazionari fobici vira nel rimpianto per la fine dei lacerti restrizionali: neanche 24 ore che la famigerata mascherina è stata cassata e già partono le paginate all’insegna de “il demenziale è politico”.

Laddove un tempo si diceva “se non son fissi non li vogliamo”, mentre al Corriere, tra gli organi del neogramscismo in salsa medica, come teorizzato da Speranza ipse, se non son Strega non li vogliono: nel senso del premio ma forse di più, purtroppo, del liquore. Ecco allora l’incredibile spazio dato dal quotidiano di via Solferino a Emanuele Trevi, che è un narcisista patologico come ben sa Chiara Gamberale che per descriverlo ci avrà messo una cinquantina di libri. Trevi, da egolatrico patetico, fa un racconto, tristissimo su di sé che parla di sé che racconta sé mentre viaggia, fa cose, si strugge per la mascherina totemizzata, resa feticcio, (secondo lui) storicizzata già, come le Vhs e i gettoni (roba del secolo, poteva anche dire: il Pd), non tralasciando di infilarci, ad mentulam, Trump, Bolsonaro e i sovranisti fetenti con mascherina sotto ai menti; quanto a lui, la porterà sempre con sé, almeno una, nel borsello, insieme, uno immagina, alla bottiglia di Strega.

Ora, già a commentare Trevi si perde tempo uno si avvilisce come alle conferenze stampa di Debora Serracchiani, senonché la sua tesi è la seguente: le società sovraniste (e che cazzo sarebbero?) sono tetre, fanno paura, invece quelle che obbediscono allo stato sono virtuose e più libere. Siccome i cittadini nei regimi obbediscono a tutto, ai deliri di un pazzo, sono liberi. Da mandarlo affanculo, non solo per come scrive, non solo per cosa scrive, ma, anzitutto, perché Trevi non può rompere sui 60 anni che se la tira tipo un personaggio dei Peanuts; non può scassare i cabasisi col suo onanismo para, sottoletterario in una fase che vede arrivare problemi e carestie delle dimensioni di uno tsunami.

Si parla sempre di qualunquismo, non siate qualunquisti, la destra sovranista e qualunquista: sì, ma qui a dar retta a questi, si finisce per affondare nel Titanic della loro vanità inconsistente; lo diciamo o no che tra due, tre settimane il sistema industriale italiano rischia di saltare? Che le bollette proprio ieri sono aumentate, ancora una volta, nella misura del 60% almeno? Che le prospettive sono, in pieno stile Repubblica: statevi gelati, rinchiusi e spenti? Che perfino i premi Nobel vagamente stonati come il marxista Parisi avallano una simile bestialità? Dove vivono i Trevi? Nelle loro mansardine romane, ancora a 60 anni, da cui escono solo per il piacere di infilarsi una mascherina avventurandosi in metropolitana? Ieri chi scrive, non proprio un modello di obbedienza statalista, in compenso si è spinto fino in pizzeria dove, come sempre, gli è capitato suo malgrado di “lavorare”: “Oh Marcella, che fai, tieni aperto a ottobre o chiudi?”. “Io vorrei tenere aperto, ma se mi arriva un’altra bolletta come a luglio devo chiudere per sempre”.

E mancava il cuore di dirle che no, non pioveranno più come pietre bollette come in estate, ma due, ma tre volte peggiori. Lo sanno questi Peter Pan della subletteratura zdanoviana che pur di sostenere un Pd, uno Speranza, si abbassano a certe corvées? Eddai, essu, che il lockdown era finalizzato al lockdown, la sua unica utilità era tenere il paese ibernato e intanto impedirgli di votare. Perché sapevano benissimo come sarebbe andata a finire votando. E adesso schiumano, da dietro la mascherina manicomiale. Infermieraaa!

A proposito: Repubblica non si accontenta e infierisce: dal mazzo ripesca, la ricordate? La infermiera influencer, la Martina Benedetti, quella conciata come un sioux sul piede di guerra – ma erano i crudeli segni della fatica per salvare da se stesso questo ingrato popolo sovranista di merda. Sì, lei, quella che alternava foto di consunzione da superlavoro ospedaliero eroico a scatti vacanzieri a Dubai e altre pose studiatamente spontanee, tipo lei che gioca a scacchi da sola: perché dietro la mascherina, c’è la mente. Marty non è come Trevi, il suo egocentrismo è più sottile, più femminile, più pervasivo: parla in prima persona, come un Nobel, discetta di “decisioni prese sui dati” (sì, quelli della fondazione Gimbe, con cui collabora), di destra fake e irresponsabile, e ti pareva, di “RT in aumento”, di non abbassare la guardia, tenere alta la testa e ben mascherata, si definisce molto preoccupata, cosa di cui Mattarella, benedett’uomo, dovrebbe tenere conto, già che c’è non risparmia bacchettate di scienza della comunicazione agli strateghi di palazzo Chigi, “c’è stato un errore di espressione sul lockdown”, cioè, fuor da formule gesuitico-infermieristiche: dovevano andarci giù più duri, punire chi “strumentalizzava le misure, che sono servite”.

Più di così? Non basta a Marty on the Beach la perdita del lavoro, della libertà personale, della dignità, del caffè al bar? Che poi coprifuoco e pezzi di stoffa abbiano fatto il loro dovere, non ha la faccia di sostenerlo più nessuno al mondo tranne Martina, Trevi e il ministro Speranza: vedi caso, l’unico fra i politici (e i virologi) in campagna elettorale a non essersi rimangiato simili misure sul paranoide criminale. Al contrario, più simili misure sono state inflitte e più hanno scatenato orgie di conseguenze, delle quali forse non ci libereremo mai. Per questo l’ignoranza non scusa: qui c’è la pessima fede di chi rimuove la realtà con le sue rese dei conti, poi cambia poco che serva a compiacere la parrocchietta veltroniana dello Strega o quella della Gimbe erogatrice di numeri graditi al giornale unico che riesuma gli zombie del controllo (quella Giorgia Cardinaletti, che correva dietro ai “novax”, è stata premiata al Tg1 e ancora fa la faccina incazzata, alla Greta, se deve dar conto della fine mascherina sui treni, ma si ripiglia annunciando la proroga nelle rsa…).

Torna a Dubai, Martina, magari portati pure Emanuele: la vostra (auto)propaganda non ci interessa e se c’è una cosa che questa pandeminchia ha dimostrato, è che quando gli italiani obbediscono al demagogo di turno si perdono, quando ragionano e si ribellano ai diktat tutti politici, solo politici, si salvano. E no, la storia non si occuperà di voi, non verrete “storicizzati”, siete solo vanesie prefichette della mascherina; la cronaca, da parte sua, vi ha già giudicato, condannato e, metaforicamente, spedito in esilio. Andate, cari, e non infierite su voi stessi, che già siete sommersi.

Max Del Papa, 2 ottobre 2022