Gli orrori dei maturandi cresciuti a pane e Greta Thunberg

Ogni giorno un po’ di veleno sulle cose del mondo

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caffè avvelenato scuola

Qui al Bar siamo stravolti: a forza di restar chiusi dentro a smazzare espressi, abbiamo perso il polso della realtà e di colpo non sappiamo più dove viviamo. Apprendiamo infatti, come da prove dei maturandi 2025, che la nostra Repubblica è in realtà una monarchia; che Hitler ha vinto il Nobel per la Pace, mentre Marie Curie 2 Oscar per film non specificati (probabilmente in coppia col sedicente Rexal Ford); che Gianfranco Zola fu un discusso scrittore (mentre l’omonimo Emile un giocatore di football); che d’Annunzio si segnalò come immaginifico estetista; Guernica, il quadro di Picasso, era tutto rosso, Aldo Moro fu rapito e fatto fuori dalla mafia, la seconda guerra mondiale cominciò nel 1933, Pascoli Giovanni scrisse la famosa poesia “La pioggia nel pineto”, Manzoni scrisse nel Seicento “I promessi conviventi omogenitoriali”; ma anche qualche professore non scherza, e, dalla sua cattedra di lingua inglese, attribuisce il Ritratto di Dorian Gray a Charles Dickens, il famoso rapper (well done, sucker!).

Ecco quello che succede quando la scuola dell’obbligo, o di massa che dir si voglia, abbandona i vetusti, patetici programmi basati su un intollerabile nozionismo e si concentra su discipline creative quali educazione civica, sostenibilità, cittadinanza digitale, inclusione, gender, woke, Greta, Hamas, uomini che si credono donne e menano altre donne che non si credono uomini, bambini che non si credono ancora niente ma li costringono a “cambiare sesso” (riempiendoli di ormoni cancerogeni), Manifesto di Ventotene, Manifesto di Carlo Marx (sempre di rossi e di spinelli si tratta), laddove per libri di testo vengono adottate bojate di Andrea Bajani, Chiara Valerio, Antonio Scurati e, prossimamente su questi schermi, Ilaria Salis.

Poi dice non studiano. Poi dice colpa dei telefonini. Poi dice capre capre capre (Vittorio dove sei, torna al Bar, ‘sto casino aspetta te e le tue sante invettive). Oddio, per quanto… Non tutti gli strafalcioni sono tali, qualcuno per eterogenesi didattica finisce per prenderci, per esempio che l’Italia sia una repubblica monarchica o una monarchia presidenziale è senz’altro vero e se ne accorgono tutti, dal foyer del Teatro alla Scala (92 minuti di applausi!) in giù: e “non si invochi la libertà”, ipse dixit.

Questa comunque la futura classe dirigente del Paese che ci aspetta, destinata prima al Grande Fratello, poi alla società maranza, ad occupare le case, ai corpetti per “maschi”, fino al Parlamento Europeo, alle segreterie dei partiti, delle società pubbliche, ovviamente promossa in blocco all’insegna della qualità perché se osi bocciarne uno solo, di questi rifiuti solidi umani, ti piombano addosso falangi armate di parenti e poi di magistrati del Tar. Affari di chi resta, noi per fortuna abbiamo già dato, questo, ringraziando Dio, non è più il nostro tempo e siamo contenti così: baristi siamo nati e baristi moriremo. Meglio servire caffè che galattiche puttanate alla panna montata.

Il Barista

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