
C’è qualcosa di profondamente ipocrita, e anche un po’ patetico, nella violenza verbale che certi esponenti della sinistra stanno riversando su Giorgia Meloni in questi giorni. Non si tratta più di critica politica — che è legittima, anzi sacrosanta in una democrazia — ma di insulti personali, sessisti, meschini. Di un linguaggio che, se provenisse da destra, avrebbe già fatto scattare la caccia alle streghe a reti unificate.
Come tutti sanno, Maurizio Landini, segretario della Cgil, ha pensato bene di definire la premier “una cortigiana del potere”. Un termine che, nel lessico politico, sa tanto di disprezzo personale, condito da un’ombra di sessismo non troppo velata. Forse s’è trattato semplicemente di ignoranza, chissà. Ma l’ignoranza non è comunque una scusa sufficiente per una sparata del genere. E andiamo avanti. Davide Faraone, che dovrebbe rappresentare quel centro moderato di Italia Viva (ma anche quello che è andato a fare campagna elettorale per Pasquale Tridico in Calabria, come si cambia per non morire), ha tirato fuori il coniglio dal cilindro chiamando la presidente del Consiglio “Gollum”, come un meme social degno di un adolescente in piena crisi ormonale. E poi c’è Alessandra Maiorino del M5s – quelli che si schierano al fianco dei giornalisti dopo avergli lanciato addosso letame per anni – che ha bollato Meloni come “la cheerleader di Trump”. Difficile non leggere anche in questa uscita l’ennesimo tentativo di ridicolizzare una donna per il semplice fatto che è donna, che è leader e che — soprattutto — non è di sinistra.
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Il punto, però, è un altro. A parti inverse, se la destra avesse anche solo osato sfiorare Elly Schlein con espressioni di questo tipo, si sarebbe già gridato allo squadrismo. Avremmo letto editoriali infuocati sulla violenza verbale, sul ritorno del maschilismo fascista, sulla barbarie del linguaggio tossico. E invece? Silenzio. Nessuna prima pagina, nessuna dichiarazione di solidarietà da parte delle “femministe d’ordinanza”. Nessun appello al rispetto istituzionale. Perché? Perché la Meloni è una donna di destra e per certi salotti una donna di destra non merita rispetto. Punto.
E allora diciamolo chiaro: questi attacchi non sono solo volgari, ma profondamente antidemocratici. Perché mirano a delegittimare non le idee, ma la persona. Non il programma, ma il volto. Ed è qui che la sinistra perde, ancora una volta, la sua presunta superiorità morale. Dimostra di non saper reggere il confronto con un avversario politico forte, democraticamente eletto e con un consenso popolare che la sinistra non vede da decenni.
Invece di confrontarsi sui temi — economia, lavoro, politica estera — si rifugia nella caricatura, nell’offesa, nella derisione. Ma non funziona più. Gli italiani hanno gli occhi aperti. E anche stavolta capiranno da che parte sta la vera violenza verbale. Con buona pace di quei soloni perdigiorno che un giorno sì e l’altro pure parlano di ritorno del fascismo e della camicia nera…
Franco Lodige, 23 ottobre 2025
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