Governo, occhio alla nomina più imprevedibile: cosa succede in Bankitalia

Tutti gli intrighi nella corsa al successore del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco

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Formula Uno Bankitalia. Ma nei Gran Premi delle nomine (Eni, Enel, Terna…) si parla ancora poco della gara più imprevedibile: il circuito di via Nazionale. Il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, infatti, sta per concludere gli ultimi giri di pista durati quasi dodici anni, grazie alle intemperanze di Matteo Renzi che, al momento del secondo rinnovo, gli scatenò contro il Pd, rafforzando così involontariamente la sua posizione. Al momento è in pole position l’ex Dg, Fabio Panetta, romano Doc  amico del sempreverde Gianfranco Rotondi, anche se a rischio sorte Sora Camilla, quella che “tutti la vogliono e nessuno se la piglia”, come recentemente avvenuto per la guida del MEF del Governo Meloni. Ma Panetta, da quando è alla Bce, punta ormai solo al vertice di BankItalia, facendo per questo irritare il presidente della Repubblica. Hanno anche cercato di farlo finire nel fango per un’intercettazione in cui “il cecato”, Massimo Carminati, si professava suo amico, una millanteria solo per una passata conoscenza giovanile nel quartiere Eur di Roma. Adesso, il rischio di Panetta a Palazzo Koch è quello di entrare Papa e di uscire Cardinale.

Ignazio Visco ai saluti

Al momento, ad uscire è certamente l’onesto Ignazio Visco, nato a Napoli e allievo di Federico Caffè, arrivato in Banca d’Italia per succedere a Mario Draghi che, destinato alla Bce, lo scelse appositamente per farsi rimpiangere. E così è stato. Uno studioso che, poco alla volta, ha ridimensionato il ruolo della Banca, diventato ormai un ufficio studi in balìa, soprattutto in materia di vigilanza, dell’ultimo funzionario della Bce di Francoforte. Basta leggere l’istruttivo e intrigante libro Il futuro delle banche di due fuoriclasse della comunicazione e del diritto, Stefano Lucchini e Andrea Zoppini (editore Baldini+Castoldi) dove, proprio con riferimento alla funzione della Bce, si evidenzia il ruolo di vigilanza “informale del regolatore centrale: in particolare, ha inviato alle banche lettere in materia di remunerazione degli amministratori e di distribuzione dei dividendi”. Una vera tagliola per banchieri come Messina, Orcel e Castagna. Visco verrà ricordato anche per essersi battuto, questa volta con successo, per un contributo economico sull’acquisto di sedie ergonomiche in tempi di smart working per i suoi dipendenti… anche quelle servono.

Bankitalia ormai succursale Bce

Ben lontani i tempi di campioni del passato come Draghi, Fazio e Ciampi. Per capirlo, fulminante l’incipit di Lucchini e Zoppini sugli antichi fasti: “C’era un tempo nel quale la regolazione delle banche avveniva ‘all’orecchio’ dei banchieri. Il vertice della banca si recava a Palazzo Koch riceveva direttamente dal Governatore indicazioni di comportamento e di decisione: “Acquista la banca vicina in difficoltà”, “Guardati dal fare questa operazione”. E il destino di banchieri o industriali sgraditi al sistema era segnato. Tutto sembrava fatto con distaccato senso istituzionale, ma in realtà erano le lobby del tempo che, a seconda dei periodi, ruotavano attorno agli Agnelli, ai La Malfa, alla Mediobanca di Cuccia, agli Andreatta e alla coppia d’oro Guzzetti-Bazoli che la facevano da padroni.

Oggi quel tipo di potere è in mano alla Bce ma, come sottolineano acutamente Lucchini e Zoppini, “Soprattutto oggi che l’innovazione tecnologica, la globalizzazione, l’introduzione dell’euro, l’avvento dell’Unione bancaria, le numerose crisi economiche – nonché, da ultimo, la pandemia da Covid-19 – unitamente ai mutamenti delle esigenze della clientela, rappresentano tasselli fondamentali che hanno interessato e continueranno a interessare la nuova configurazione del credito”.

Governatore Bankitalia, tutti gli intrighi

In un mondo che cambia, restano invece immutabili gli intrighi nella corsa a Governatore. Insieme a Visco pare debba uscire anche il suo secondo pilota, il dg Luigi Federico Signorini, un imponente toscanaccio della scuderia ‘Fiorentina’, che ha avuto il suo massimo esponente in Lamberto Dini, considerato da un recente studio uno dei migliori Premier. Eliminato Signorini, restiamo sempre in Toscana, per vedere ‘salire’ di grado Paolo Angelini, senese, attuale vicedirettore, e primo banchiere a parlare di cambiamenti climatici molto prima di Greta. In controtendenza in questi tempi di quote rosa, nessuna possibilità, invece, per Alessandra Perrazzelli, rampante avvocatessa genovese e oggi, come ama definirsi, vicedirettrice generale, 62 anni, passata con disinvoltura da Barclays ad Intesa, con apparizioni in più di un Cda. Ma in via Nazionale, profili del genere non sono mai piaciuti.

Questi i driver della scuderia di casa pronti sulla griglia di partenza. Ma ai box stanno scaldando i motori anche altri piloti navigati e in cerca di rivincite che ci riprovano sempre. In prima fila, forse un po’ malconcio, un altro toscano, il solito Lorenzo Bini Smaghi, oggi presidente di Société Générale, di cui tutti ricordano il braccio di ferro con il governo Berlusconi per non mollare una poltrona europea. Ma a Palazzo Chigi, per sparigliare le carte, frullano anche idee originali. Perché non dirottare in Banca d’Italia un economista di rango in gran feeling con la Meloni come Renato Brunetta, destinato al Cnel? Una nomina bipartisan che servirebbe anche a  mettere ordine nei mille privilegi di cui godono i dipendenti della Banca, di cui si parla poco e per i quali bacchettava i giornalisti l’ex portavoce Paola Ansuini, ancella preferita di Super Mario. Tra gli outsider potrebbe spuntare anche il nome di Paolo Ciocca, una grande esperienza tra Banca d’Italia, servizi di sicurezza, attualmente commissario in Consob, esperto di geopolitica e cybersecurity. O anche Luigi Buttiglione, che sa tutto di rischi finanziari, anche lui candidato come dg del Tesoro al posto di Alessandro Rivera, che ha resistito finché ha potuto ed ora sembra livido di rancori, consolandosi almeno con la bella vista dal castello abruzzese di famiglia.

Nemmeno qualificato invece Daniele Franco, ex Dg e passato come un’ombra al Mef, tanto da essere soprannominato dagli economisti anglofoni ‘Ghost’.‘Last but non least’, trottolino Dario Scannapieco che forse, nonostante il disastro in Cdp, grazie a tutti gli sforzi fatti per tenere alta l’immagine dal suo uomo di relazioni Marco Santarelli, potrebbe iniziare una seconda vita in via Nazionale. Ma  per poter finalmente vedere ripartire la Cdp, oggi con i motori in panne, serve che l’onesto Visco tolga il disturbo in anticipo. Era del resto l’idea che accarezzò anche Mario Draghi ed il suo ascaro Giavazzi. Semafori accesi, quindi, per la partenza del GP di via Nazionale. Sempre che da Francoforte non ci mandino la safety car.

Luigi Bisignani, Il Tempo 5 febbraio 2023

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