Qui al bar siamo adulti e addirittura vaccinati, quindi non ci stupiamo che la politica a volte si risolva in un mercimonio. Però ci indispettiamo un po’ quando il Piddino entra e impartisce ancora lezioni sulla questione morale. Lui, mi pare di ricordare, alla segreteria del partito avrebbe preferito il più concreto Stefano Bonaccini; ma ha comunque aperto una linea di credito a Elly Schlein, sperando che almeno realizzasse la promessa di eliminare i cacicchi.
Le candidature per le regionali, però, si stanno rivelando un grottesco bazar: in Campania, per togliersi di torno Vincenzo De Luca e far convergere la coalizione su Roberto Fico (capirai… che classe dirigente…), è stato necessario promuovere il figlio dell’attuale governatore; in Puglia, nel tentativo di blindare la candidatura di Antonio Decaro, s’è dovuta affrontare la grana di Michele Emiliano, tra voci di offerte di seggi in cambio del passo indietro, mentre aleggiava pure la minaccia ostruzionistica di Nichi Vendola.
Il tutto, in una crisi spiattellata sui giornali di area, che hanno ricostruito con dovizia di particolari le trattative, molto prosaiche e molto poco idealistiche, in cui s’è invischiata la Schlein. Che doveva mangiarsi i cacicchi e ne è stata mangiata. Così, mentre nel Pd infuria la guerra tra bande per accaparrarsi gli scranni, o per impedire ai compagni di altre cordate di accaparrarseli, l’inossidabile Dario Franceschini piccona la leadership dell’ex vicepresidente dell’Emilia-Romagna, con i cattodem che un giorno sì e l’altro pure rilasciano interviste per pungere la segretaria e la sua linea radicale e laicista. Forse la Schlein credeva che guidare il Pd sarebbe stato facile come bere un caffè. Ma quello sì che è un caffè avvelenato…
Il Barista, 4 settembre 2025
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