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La guerra in Ucraina

“Grano, l’accordo è vicino”. Cosa vogliono Mosca e Kiev

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Sono in corso in questi minuti i negoziati in Turchia, ad Istanbul, tra Russia e Ucraina, con la partecipazione dei delegati Onu. Obiettivo: il raggiungimento di un accordo sulle esportazioni di grano ucraino. Una delegazione militare russa è arrivata in Turchia questa mattina intorno alle 11 per partecipare al negoziato – iniziato alle 13 italiane – in un luogo segreto. Nonostante il ministero della Difesa di Ankara abbia fatto sapere che l’incontro è chiuso alla stampa e che le notizie verranno diffuse da un comunicato al termine, si sono diffuse già prima le voci sull’esito. Una fonte, rimasta anonima, ha fatto sapere che “le speranze che si raggiunga oggi un certo consenso su questo tema sono molto alte”.

Sembra, dunque, che l’accordo sulla risoluzione sull’export del grano sia vicino, nonostante i protagonisti non si sbilancino. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato: “C’è un lavoro in corso, portato avanti dall’esercito, e le informazioni da lì saranno fornite quando sarà il momento”. E sulla posizione russa volano altre informazioni: “Le preoccupazioni della Russia per il corridoio per le esportazioni di grano ucraino attraverso il Mar Nero devono essere prese in considerazione”, ha riferito la fonte sottolineando che la direzione dell’accordo dovrebbe avvantaggiare tutte le parti.

Più ottimista la delegazione ucraina. Il Ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba si dice convinto che “un accordo è molto vicino”. Al quotidiano spagnolo El Pais ha rivelato: “Siamo a pochi passi da un accordo con la Russia. Siamo nella fase finale e ora tutto dipende da loro”. Aggiungendo, però, la richiesta di “garanzie di sicurezza per gli armatori e per l’Ucraina come nazione indipendente”. “Qualsiasi accordo dovrà garantire che la Russia rispetterà i corridoi – ha detto – non si introdurrà o attaccherà i porti e non eseguirà attacchi aerei con lancio di razzi sui porti”.

Sui “corridoi sicuri”, però, l’Ucraina non è l’unica ad avere pretese e a chiedere garanzie. L’esercito russo ha ribadito la propria disponibilità a consentire i corridoi di spedizione sicuri nel Mar Nero, come riporta Interfax. “Settanta navi proveniente da 16 paesi sono rimaste bloccare nei porti ucraini – ha riferito Pyotr Ilyichev, capo dipartimento per i rapporti con le organizzazioni internazionali del Ministero degli esteri russo – a causa delle autorità ucraine che avevano impedito loro di partire. Ma le nostre condizioni sono chiare: dobbiamo avere la possibilità di controllare le navi per impedire qualsiasi tentativo di contrabbando di armi e Kiev deve astenersi da qualsiasi provocazione”.

Bianca Leonardi, 13 luglio 2022