Gratteri, anche i magistrati sbagliano ma guai a dirlo

Chi osa mettere in dubbio i nuovi intoccabili viene subito messo alla gogna

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Esiste una particolare tendenza, in voga da tempo immemore nel Belpaese, che consiste nel conferire un’aura di innegabile sacralità a pensieri, parole, opere e opinioni di chi è assurto alla condizione di simbolo di etica, impegno civile e legalità.

Per avere contezza di quanto ciò sia vero si consideri un caso su tutti: quello dell’attuale Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri. Qualunque cosa egli pensi, dica o faccia corrisponde necessariamente a verità universale, assoluta, incontrovertibile.

In ogni ambito, sotto ogni forma e in ogni contesto, il sacro verbo gratteriano va accolto alla stregua di un vero e proprio dogma di fede, senza titubanze, rilievi, critiche o eccezioni.

“Lo ha detto Gratteri” pare essere diventato, non a caso, uno degli slogan ricorrenti più usati dai suoi fidi proseliti, richiamato da costoro in ogni occasione utile per sottolineare come, quanto asserito dal Sommo Procuratore, sia legge divina, indiscussa e indiscutibile.

D’altronde, appare da tempo evidente come il delicato ruolo ricoperto e il lodevole impegno sin qui profuso nella lotta contro il crimine organizzato impongano a chiunque l’obbligo pieno e incondizionato di non contraddire San Gratteri.In nessuna occasione.

Neppure nel caso in cui l’oggetto del contendere non dovesse essere strettamente legato alla sua abituale attività di Procuratore della Repubblica o a questioni attinenti la mera sfera giudiziaria. Pertanto, se l’ha detto Gratteri, allora è fortemente consigliabile accordarsi affannosamente alla sua posizione e sposare con inscalfibile convinzione il sacro verbo. Oppure scegliere di tacere.

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Perché il credo legalitario eretto sui mai placati slanci giustizial-moralistici degli italici non pare contemplare minimamente l’idea che si possa essere dalla parte dello Stato e contro il crimine organizzato pur ammettendo che, in taluni casi, anche un super-magistrato come Gratteri può sbagliare.

Molto più conveniente, del resto, ripetere con innato dogmatismo che, a prescindere dal caso specifico, dalle situazioni e dalle circostanze, ha sempre e comunque ragione lui, l’onnisciente e onnipotente Procuratore, sebbene poi appaia del tutto evidente come tale inflessibile dottrinarismo di maniera risulti assai poco applicabile a un ambito, quello giudiziario, lontano anni luce dal reale concetto di Santità.

Tanto più che, e questo l’esperienza lo insegna, persino la liturgica infallibilità dell’irreprensibile Procuratore può essere essa stessa soggetta a fallimento. Insomma, piaccia o meno a gratteriane e gratteriani devoti di ogni genere, età e specie, una cosa è certa: anche l’intrepido Nicola Gratteri sbaglia.

Salvatore di Bartolo, 5 novembre 2025

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