Economia

Green deal, Confindustria in rivolta: “È ideologia”

Il presidente Emanuele Orsini bombarda i piani verde dell'Europa. E Meloni: "Via i dazi interni, l'Ue non sempre dalla nostra parte"

Orisini green deal Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha lanciato un appello all’unità per realizzare un “piano industriale straordinario” che rilanci l’economia italiana e quella europea. La proposta, presentata durante l’assemblea annuale di Confindustria a Bologna, prevede investimenti per 8 miliardi di euro l’anno per tre anni, con l’obiettivo di raggiungere una crescita del PIL del 2% e consolidarla nel tempo. Orsini ritiene fondamentale che politica, imprese, sindacati e istituzioni cooperino per concretizzare questa visione, e sottolinea come le scelte industriali debbano basarsi su una maggiore competitività, innovazione e sostenibilità.

Un tema centrale dell’intervento di Orsini è stato il caro energia, definito una “situazione insostenibile”. L’aumento dei prezzi energetici sta mettendo a dura prova famiglie e imprese, con un sovrapprezzo in alcune aree che arriva fino all’80% rispetto alla media europea. Orsini ha ribadito la necessità di “disaccoppiare” in bolletta il prezzo del gas da quello delle rinnovabili, per abbattere i costi. Ha poi sottolineato l’urgenza di accelerare sul nucleare, suggerendo l’introduzione di piccoli reattori modulari, ritenuti meno invasivi, più sicuri e capaci di garantire una fornitura di energia continuativa, indispensabile per le industrie.

Il rapporto con l’Unione Europea

Critico nei confronti dell’attuale Green Deal europeo, Orsini ha evidenziato che molte delle scelte compiute in Europa negli ultimi anni hanno anteposto “l’ideologia al realismo”, causando un aumento dei costi per aziende e famiglie e indebolendo la competitività industriale. Il presidente ha sottolineato l’importanza di rivedere regole e normative che impattano negativamente su settori strategici, come quello dell’automotive. Ha inoltre insistito sulla necessità di un piano europeo integrato per sostenere gli investimenti industriali e ridurre la burocrazia. “Sul Green Deal, l’errore è stato anteporre l’ideologia al realismo e alla neutralità tecnologica – ha spiegato – Ci siamo dati i tempi e gli obiettivi ambientali più sfidanti del mondo, ma senza alcuna stima degli effetti e dei costi sull’industria e sui lavoratori e le loro famiglie”. La verità è che “il resto del mondo non condivide né i nostri standard, né i loro costi, e tutto ciò ci porta fuori mercato. Ma non siamo i soli a chiedere una svolta. Sono con noi tutte le Confindustrie europee”. Anche perché altrimenti “il rischio concreto è di avere auto sempre più costose, con il risultato di cedere quote di mercato sempre maggiori ai concorrenti cinesi”.

Un altro punto cruciale è il sostegno all’industria italiana. Orsini ha proposto incentivi fiscali e misure per favorire la produttività, compresi sgravi fiscali su premi e contratti di lavoro. Ha evidenziato, inoltre, l’importanza di combattere i cosiddetti contratti pirata e le false cooperative per garantire un sistema più equo e trasparente, proponendo un maggiore dialogo tra imprese e sindacati. Ha ribadito che occorre unificare gli sforzi per difendere il Made in Italy e rendere il sistema industriale italiano più competitivo a livello globale.

L’intervento di Giorgia Meloni

Nel corso dell’assemblea, la premier Giorgia Meloni ha affrontato alcuni dei temi sollevati da Orsini. Ha definito prioritario il tema del costo dell’energia, annunciando che il governo sta lavorando a un’analisi del mercato per individuare potenziali anomalie. Meloni ha sottolineato che l’Italia deve agire con pragmatismo per affrontare le difficoltà economiche e ha ribadito la necessità di collaborare con l’Unione Europea per correggere le normative troppo stringenti che limitano la competitività. Sul Green deal europeo, ha detto Meloni, “alcune scelte sono state fatte perché si è voluto anteporre l’ideologia al realismo e questo ha avuto un risultato scontato, che molti di noi qui in questa sala, anche dai punti di vista diversi, avevano previsto e denunciato”. Qualcuno, ha aggiunto la premier, ha scelto deliberatamente di perseguire una strategia che metteva i nostri prodotti fuori mercato per inseguire a tutti i costi, ma contro ogni logica, scelte che erano nemiche dell’industria europea. La cosa curiosa è che oggi tutti disconoscono la paternità di quelle scelte, ma quelle scelte hanno nomi e cognomi precisi”.

Roberta Metsola, presidente del Parlamento Europeo, presente all’assemblea, ha garantito il sostegno dell’Europa all’industria, sottolineando l’importanza di abbattere le barriere burocratiche che penalizzano le imprese. “L’Europa deve offrire soluzioni, non diventare parte del problema”, ha dichiarato, elogiando la leadership italiana nel mantenere viva la centralità dell’industria nel dibattito europeo.

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