Gruber insulta Bolsonaro, ma era la sinistra ad amare gli impresentabili

Destra e sinistra schifano Bolsonaro. Ma è un errore. E in tv lo insultano senza diritto di replica

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Nelle relazioni internazionali esistono due piani: uno è diplomatico, che impone il massimo rispetto per l’autorità di uno Stato straniero, pure se questo si comporta come la peggior canaglia del mondo; il secondo è invece politico, e conferisce il diritto di contestare le idee di chicchessia, pure quelle di Bolsonaro. Se dunque dissentire dal presidente brasiliano è ovviamente legittimo, schifarlo come hanno fatto in Toscana appare sciocco e poco cortese. Il discorso vale per tutti: per il piddino Eugenio Giani, per i preti criticoni e pure per il sindaco di Pistoia, eletto dal centrodestra ma evidentemente troppo impegnato per portare i suoi omaggi al leader del Paese sudamericano.

L’unico che non s’è fatto sfuggire l’occasione di un paio di scatti con Bolsonaro risponde al nome di Matteo Salvini. Vigorosa stretta di mano, foto d’occasione, sorrisi e scuse “a nome di tutti gli italiani” per le brutte figure di questi giorni. Una visita che ha scatenato – ça va sans dire – le ire dei benpensanti di carriera, garanti senza tempo della bollinatura progressista. Il leghista ha portato i saluti al presidente carioca? Grave errore. Non gli ha sputato in faccia? Pessima idea. Le colpe di Bolsonaro, oltre a quella di essere stato democraticamente eletto e averci concesso l’estradizione di Cesare Battisti, secondo il tribunale perbenista sarebbero copiose. L’atto d’accusa l’ha declamato in tv ieri sera Lilli Gruber, via La7: “Bolsonaro è il presidente brasiliano no vax, no Covid, omofobo, maschilista, indagato e non so cosa altro si potrebbe aggiungere”. E giù tutti ad annuire, compreso quel Tomaso Montanari che sminuiva le foibe.

Quel che forse gli indignati speciali non ricordano è che di brutti, anzi bruttissimi ceffi l’Italia ne ha ospitati a bizzeffe. Senza mai scatenare, giustamente, chissà quale scandalizzata protesta. Nel 2006 Massimo D’Alema passeggiò fianco a fianco con un deputato di Hezbollah, non esattamente una Ong solidale. E perché scandalizzarsi di Bolsonaro, quando con tutti gli onori venne ricevuto il suo predecessore Lula, poi condannato per corruzione e riciclaggio? E ancora Fidel Castro, Arafat, Gheddafi: insomma, l’album di famiglia della sinistra rimbomba di fotografie scomode, forse più dello scatto che Salvini metterà sul comodino. Perché di Bolsonaro si può di tutto, ma non che sia un dittatore sanguinolento o un terrorista anti-israeliano. I brasiliani l’hanno eletto e magari un giorno se ne pentiranno, ma son problemi loro. Finché rappresenta una Nazione straniera, però, andrebbe trattato coi giusti riguardi diplomatici: non a caso Mattarella e Draghi l’hanno ricevuto senza battere ciglio. Altrimenti, vien da dire, se applicassimo lo stesso cerimoniale per tutti i presidenti che ci stanno sul gozzo, dovremmo cacciare a pedate nel sedere pure Xi Jinping e tanti altri rivedibili leader di governo. Se vogliamo esser scortesi, almeno facciamolo con un po’ di par condicio.

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