
Ogni giorno lo stupro etnico rituale e Salvini torna a rispolverare la castrazione chimica. È una misura becera? Non serve? Non è degna della nostra tradizione garantista? Sì, ma garantista per chi? Becera, d’accordo, brutale, ma va comparata al contesto che è peggio che becero, è tornato primitivo e parla di un’Europa, di un’Italia tribalizzata dove su cinque o seicentomila clandestini dichiarati uno su tre finisce in galera per crimini e orrendi crimini.
Quanto a dire la totale impossibilità di arginare la brutalizzazione di ritorno in un continente ampiamente sostituito e regredito a rituali preumani, disumani. Senza più mezzi, senza nemmeno la consapevolezza, stupri e violenze dati per scontati, accettati come cose non più contrastabili nel segno di una inclusività improponibile, delirante. Chi l’ha stabilito che ogni giorno una donna, dieci donne debbano cadere violentata per mano di bruti che la sinistra balorda considera risorse?
Il ventiseienne del Gambia che ha assalito una di 60 anni a Tor Tre Teste di Roma ha detto ai carabinieri: ero drogato. E l’ha detto contando, sapendo che funzionerà come scriminante ai fini di una comprensione ignobile. Li arrestano, se li arrestano, per pochi minuti e subito li rimandano liberi: e allora che facciamo? Li intervistiamo come vuole quella presidente della Cassazione? Li mandiamo a scuola di educazione sentimentale come predica la madama Boldrini? Li candidiamo come sognano le sinistre ignobili? Nel vuoto di prospettive serie, concrete, la proposta di Salvini sarà anche becera, sarà elettorale, ma non trova alternative; almeno per far capire al mezzo milione o milione di orchi che in Italia vivono tranquilli che non potranno riprovarci, non potranno vantarsi o prendere a pretesto un reato per altri reati: mi ero drogato quindi ho violentato una, e voi che volete?
Dice la sinistra garantista per gli orchi: lo Stato non può fare così, non può rovinare per sempre un individuo. Ma anche una donna violentata o ammazzata come la Iris Setti che andava a soccorrere sua madre ne esce distrutta per sempre. E la giudice commentava, affascinata: “Un corpo statuario, doveva fare il pugile”. Per la sinistra garantista del crimine lo Stato poteva, doveva rovinare per sempre milioni e milioni di italiani originari, inermi, tenuti alla cattività coi ricatti e i mezzi più repressivi. E ancora lo rivendicano, ancora vorrebbero tornare ai lockdown di massa, alle concentrazioni totalitarie. Ma quanto a balordi importati, basta non percepirli. Il risultato dopo 30 anni di non percezione della realtà, di strampalate accuse di percezione psicotica a chi la vede, la vive, è che non c’è in Europa, in Italia una situazione ancora arginabile, rimediabile: se cinque o sei milioni di etici fra regolari e fantasmi delinquono per il settanta, ottanta per cento dei casi, è segno che la brutalizzazione ha vinto e non è reversibile, che è diventata stile di vita, fatalità di vita.
Al punto che la stessa proposta becera di Salvini si rivela gravida di insidie e non gli scrupoli pelosi della sinistra miserabile. La proposta gira da anni e prevede, se ricordiamo bene, tutto un percorso destinato a sfociare nella decisione del giudice, salvo recidive in particolare su minori. E se è un giudice a decidere (come è ovvio nelle democrazie liberali, garantiste), allora va a finire che a venire castrati saranno solo gli italiani bianchi patriarcali tossici eccetera, sulla base della percezione univoca della vittima vera o presunta; va a finire con l’accelerazione nella sostituzione tribale. Restando i giudici nella sensibilità di sinistra e nel controllo della sinistra che usa strategicamente, chirurgicamente la distorta sensibilità woke: se è un giudice a dover decidere i confini di una violenza, è garantito che tenderà a percepirla nell’apprezzamento fuori luogo, nella toccatina inadeguata dell’italiano bianco; giammai nello stupro consumato, perfetto dell’africano o pakistano, a maggior ragione se islamico.
“Ah, è una questione culturale”, per dire lasciarli liberi di accanirsi secondo natura e attitudine: quante volte lo abbiamo sentito ripetere da una toga o una parlamentare rossa? Salvini rinnova la sua becera proposta come uno consapevole che non ha chance, nessuna possibilità di venire ascoltato, uno che in un certo senso non rischia niente: i primi ad andargli contro sarebbero quelli di Forza Italia che hanno per orizzonte l’allargamento della cittadinanza facile tramite la scuola; Meloni come al solito si sfilerebbe senza prendere il toro per le corna: il blocco degli sbarchi è rimasto una promessa, le ONG continuano a farla da padrone, se il Viminale ferma momentaneamente la bagnarola di Casarini viene giù il mondo, le cifre quasi nessuno le dà più, bisogna andarsele a cercare come fa qui Franco Lodige e allora viene fuori la sostanziale tenuta dell’invasione con tutti gli annessi e connessi criminali.
Nella Milano percepita di Sala la propensione criminale è oltre il limite e può capitare che una settantenne dedita alle opere pie venga ammazzata da 4 bambini rom senza che nessuno si scomponga: la gente scuote la testa e dice, qui se ne vedono di ogni, di ogni. La cultura patria, perdonifera, mammifera, laica ma bigotta rigetta le soluzioni drastiche, la violenza per la violenza, preferisce esorcizzare con le soluzioni oscene che non risolvono, che incoraggiano: le interviste, le scuole di cuore per i bruti. Va a finire che chi può provvede da sé e allora è il coro greco dell’indignazione con la sinistra che si straccia le vesti. A Pescara, dove non si vergognano di chiamarsi più o meno scherzosamente zingari, hanno risolto a modo loro, hanno preso un pedofilo di 56 anni a piede libero che aveva infierito su una bambina undicenne e lo hanno finito a coltellate lasciando il corpo in vista, vicino alla sua macchina. Dice la gente: quale castrazione e castrazione che poi tocca pagarla noi, così il problema è risolto.
Max Del Papa, 27 agosto 2025
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