Ha ragione Sinner

Jannik Sinner sul banco degli imputati per aver detto "no" alla Nazionale. Ma quel torneo ormai conta poco

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Il richiamo patriottico, e la conseguente mozione degli affetti, di quanti cercano l’applauso arronzando le platee, è retorico e pure un filo peloso… Pel di carota, Jannik Sinner, viene crocifisso in sala mensa per una decisione nota alla FIT da almeno un semestre, dai moralisti fedeli al Cairo con accento sabaudo, dai Gramellini in gramaglie, dagli Augias & Audisio in coro coi Valenti & Scanagatta.

Le argomentazioni addotte per questa ondata di ludibrio inducono a una riflessione di carattere generale:

  1. Che sia residente all’estero é noto (come e quanto Berrettini, Musetti, Ezio Greggio, Valentino Rossi, Cipollini, Briatore e Max Biaggi);
    2.Che sia di madre lingua tedesca, altrettanto (come e quanto Lilli nostra dei salottini);
    3.Che sia un campione Niki Lauda style, anche.

Eppure tutto ciò non gli ha impedito di interpretare (a sua insaputa) il ruolo di “Eroe Nazionale”. Tutto il carrozzone mediatico si è scatenato per assurgerlo unanime a gloria Nazionale. È come gli si imputassero e gli si ritorcessero contro (solo ora) i 3 capi di imputazione sopra menzionati.

Nulla di nuovo per carità… Enzo Ferrari disse una volta che «In Italia il successo non viene perdonato». Sullo sfondo un torneo che ha ormai perso significato e importanza da almeno un ventennio. Un retaggio del passato che non assegna nemmeno un punto in classifica ATP.

Fino al 2015, i match della Coppa Davis assegnavano punti ATP validi per la classifica mondiale, (comunque pochini) simili a quelli di un torneo ATP 500. L’ATP ha eliminato questi punti per motivi di equilibrio nel calendario e per dare priorità ai tornei individuali su cui si basa il tennis moderno (che piaccia o meno).

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Dopo due Coppe Davis vinte consecutivamente, Jannik Sinner ha pensato bene di concentrare le sue energie sui tornei utili a ritornare il numero 1 del tennis professionistico… Una decisione logica e razionale, del tutto allineata con il suo modo di vivere e di giocare.

Una decisione magari poco emozionante, ma del tutto logica per chi gestisce un’impresa come la sua che coinvolge un team di 6 persone e muove un fatturato annuo da 27 milioni di dollari solo per le sponsorizzazioni Nike, Rolex, Gucci, Lavazza, Head, FastWeb, Intesa Sanpaolo, Panini e altri minori, a cui si aggiungono 20 milioni dall’ATP per il monte premi in campo e i 4,75 Milioni del recente torneo “SIX King”. 51,75 Milioni di dollari per un 2025 non ancora terminato.

Così è se vi pare, pertanto al prossimo “Rolex Paris Master” che inizia lunedì prossimo, sarò incollato a Supertennis a tifare per lui, nonostante le lamentazioni accorate dell’italica arena mediatica.

Giulio Galetti, 25 ottobre 2025

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