
Onorevole Elly Schlein, perdonerà se un anziano, umile cronista la interpella con questa lettera, ma non ho compreso perché il Pd si sia astenuto sulla mozione di appoggio al piano di Donald Trump. Non capisco perché il Pd vada in piazza per appoggiare una generica galassia pro-Pal quando il 7 ottobre di due anni fa non scese in piazza per condannare la strage perpetrata da Hamas. Penso che se davvero si volesse il bene dei palestinesi ci si sarebbe dovuti mobilitare allora; stando a fianco di Israele forse si sarebbe evitate la rabbiosa e oggi sinceramente sproporzionata reazione di Tel Aviv anche se vale l’equazione: non tutti i palestinesi sono terroristi, ma tutti i terroristi sono palestinesi.
Il punto che mi porta a scriverle è un altro. Lei è molto giovane e non ha vissuto, per sua fortuna, la strage di via Fani e i due mesi terribili tra il 18 marzo e l’8 maggio del 1978 tra il rapimento e l’assassinio dell’onorevole Aldo Moro. Nella sua ovattata Lugano, ai tempi del liceo cantonale, di Brigate Rosse e terrorismo nulla avrà saputo. Fa specie però che il suo sangue ebraico non le faccia considerare i fatti della Palestina con una minore enfasi barricadera. Da segretaria del Pd ha messo lo sguardo di Enrico Berlinguer sulla tessera del partito che lei dirige e rappresenta. Poiché mi auguro che non sia stata una mera captatio benevolentiae suppongo che lei abbia studiato posizioni e dichiarazioni del segretario del più possente Partito Comunista dell’Occidente.
Berlinguer però non approverebbe quella sua astensione né la sua partecipazione alle manifestazioni pro-Pal. Hamas è un gruppo terroristico e la popolazione di Gaza è ostaggio di questi criminali dall’agosto del 2005 quando il primo ministro israeliano Ariel Sharon decise di riconsegnare Gaza ai palestinesi. Mai si sono tenute libere elezioni e la stessa ANP chiede il ritiro di Hamas e il disarmo di questi terroristi. Nella risoluzione del Governo che lei non ha ritenuto di dover votare si fa specifico riferimento al fatto che Hamas deve essere esclusa dai territori palestinesi e da qualsiasi interlocuzione così come il presidente americano Donald Trump ha concordato con Bibi Netanyahu e con i maggiori paesi arabi.
Si chiederà: cosa c’entra questo con Enrico Berlinguer? Quando l’onorevole Aldo Moro venne rapito dalle Brigate Rosse l’allora segretario del Pci fu durissimo: con i terroristi non si tratta! Attorno al rapimento e all’uccisione dello statista democristiano vi sono mille illazioni, ma una cosa è sicura: Aldo Moro aveva stretto un accordo di salvacondotto col Fronte di liberazione della Palestina per tenere l’Italia la riparo dal terrorismo. L’accordo risaliva al 1974 dopo la strage di Fiumicino, un attentato di matrice palestinese. Da quell’accordo rimase fuori Abu Nidal capo dell’ala più oltranzista di Al Fatah accusato di aver organizzato anche un attentato contro Yasser Arafat allora capo indiscusso dell’Olp (organizzazione per la liberazione della Palestina). Ebbene nel ’78 le Brigate Rosse, evidentemente non da sole, uccisero gli agenti di scorta e poi “giustiziarono” Moro. Nei due mesi tra il rapimento e l’uccisione il Pci assunse – come lucidamente ricorda Emanuele Macaluso – la “linea della fermezza”: con i terroristi non si tratta. Enrico Berlinguer –nei fatti lei rivendica la continuità tra il Pci e il suo Pd – spiegò all’allora mio direttore Eugenio Scalfari in una intervista a Repubblica rimasta memorabile il perché della linea della fermezza.
Onorevole Schlein ascolti e magari le faccia sentire anche a Maurizio Landini e anche a qualcuno dell’Anpi che è apparso convinto che i tagliagole palestinesi siano dei resistenti; queste sono le parole di Enrico Berlinguer. Gli chiede Scalfari: “Signor segretario, a che punto siamo con il terrorismo?” E lui risponde: “A un bruttissimo punto. Vede dove ci hanno portato i cedimenti ai terroristi? Con l’obbiettivo – che voglio sperare in buona fede – di salvare una vita, si è ceduto ai ricatti delle Br, e così è stata alimentata la catena di sequestri e di altri ricatti. Se quando fu rapito il giudice D’Urso le forze politiche avessero resistito, non avessero ceduto in nulla, le BR non sarebbero state incoraggiate a proseguire. Ora siamo al punto che l’Avanti! (era il quotidiano del Psi che voleva la trattativa per salvare Moro ndr) pubblica integralmente il testo dei loro messaggi e che per ottenere il rilascio di un ostaggio viene addirittura pagato ai terroristi un riscatto, con il quale le Br miglioreranno il loro armamento e la loro azione eversiva. Tutto questo è intollerabile.” Scalfari insiste: “Si è detto che i terroristi si sono infiltrati persino nei quadri del sindacato.” E Berlinguer replica: “È molto probabile. Ma attenzione: ho l’impressione che queste denunce si pongano non tanto l’obbiettivo di combattere il terrorismo quanto di dividere il sindacato e di infangare il nostro partito. Che infiltrazioni terroristiche ci siano in alcune fabbriche siamo stati noi i primi e, per lungo tempo, i soli a dirlo. Il nostro compagno Guido Rossa fu ucciso proprio perché aveva rilevato ciò. Da qui a stabilire un collegamento politico-ideologico tra la lotta di classe, la lotta sindacale e il terrorismo ci corre un abisso. Che cosa si vuole? Criminalizzare i sindacati e i sindacalisti che non cedono, che combattono, che organizzano le lotte?”.
Vede onorevole Schlein: Enrico Berlinguer e con lui Luciano Lama, aveva come prima preoccupazione di tenere la sinistra al riparo da derive o contaminazioni verso il terrorismo. Ora le chiedo: siamo d’accordo che le manifestazioni di violenza che percorrono i cortei pro-Pal avvicinano al terrorismo o almeno non lo denunciano? Siamo d’accordo che Hamas è un’organizzazione terroristica? E allora perché lei di fronte alle violenze di alcuni pro-Pal tende a sminuirle? Perché non vota una risoluzione del Governo che in sostanza dice: con i terroristi di Hamas non si tratta? È ancora convinta che lo sguardo di Enrico Berlinguer che spunta dalle tessere del suo Pd sia benevolo? Con ossequi.
Carlo Cambi, 5 ottobre 2025
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