Hamas: “Pronti a rilasciare gli ostaggi”. Cosa succede ora

Accordo possibile sul cessate il fuoco, ma non si parla di disarmo. Incertezza sulla risposta israeliana. The Donald: "Pronti per una pace duratura"

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trump hamas

Da Gaza, a tarda sera, è arrivata la risposta attesa. Hamas ha comunicato ufficialmente la propria disponibilità ad accettare i punti centrali del piano promosso dagli Stati Uniti, annunciando che è pronta a rilasciare tutti gli ostaggi – “vivi e deceduti” – secondo i meccanismi previsti dalla proposta americana. L’apertura è arrivata in extremis, nel rispetto dell’ultimatum fissato dal presidente Donald Trump per domenica, e include anche la disponibilità ad avviare “immediatamente” un negoziato sui dettagli dell’iniziativa.

La dichiarazione, diffusa in serata attraverso un comunicato, rappresenta un passaggio significativo in una trattativa che nelle ultime settimane sembrava destinata a bloccarsi. “Il movimento di Resistenza Islamica, Hamas, apprezza gli sforzi arabi, islamici e internazionali, così come gli sforzi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che chiede la fine della guerra nella Striscia di Gaza, uno scambio di prigionieri, l’ingresso immediato degli aiuti, il rifiuto dell’occupazione della Striscia e lo sfollamento del nostro popolo palestinese da essa” si legge nella nota.

Oltre alla questione degli ostaggi, Hamas si dice favorevole a trasferire il controllo della Striscia di Gaza a un ente palestinese sostenuto da una coalizione araba e islamica. La formulazione, tuttavia, lascia aperta la possibilità di un proprio coinvolgimento nella fase politica successiva alla guerra: “Le altre questioni incluse nella proposta relative al futuro della Striscia di Gaza e ai diritti intrinseci del popolo palestinese, sono legate a una posizione nazionale globale e basate su leggi e risoluzioni internazionali pertinenti. Saranno discussi all’interno di un quadro nazionale palestinese globale, all’interno del quale Hamas farà parte e al quale contribuirà responsabilmente”.

Nel testo diffuso non si fa invece alcun riferimento esplicito a due dei punti più controversi del piano statunitense: il disarmo delle milizie e l’eventuale presenza di una forza internazionale nella Striscia. Si tratta di elementi considerati centrali da Washington e da Israele, e che rischiano di costituire, nei prossimi giorni, i principali ostacoli a un’intesa. Hamas, pur dichiarando la disponibilità a liberare gli ostaggi, precisa che ciò avverrà “a condizione che esistano le possibilità sul terreno per farlo”.

La proposta statunitense, presentata in venti punti, mira a porre fine al conflitto in corso nella Striscia di Gaza attraverso una soluzione che comprenda il cessate il fuoco, lo scambio di prigionieri, l’accesso umanitario e una nuova gestione dell’enclave sotto supervisione regionale. Dalla leadership israeliana, per ora, nessun commento ufficiale. I media del Paese definiscono la dichiarazione di Hamas “evasiva” e “non dettagliata”, segno di una prudenza che riflette le divisioni interne alla politica israeliana su come gestire la fase post-bellica. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha finora respinto in maniera decisa qualsiasi possibilità di un ritorno di Hamas nel governo di Gaza, e anche l’amministrazione Trump – almeno nei documenti ufficiali – sembrerebbe orientata a una soluzione che escluda un ruolo diretto del gruppo islamista.

Il tycoon ha commentato così sul suo profilo Truth: “Sulla base della dichiarazione appena rilasciata da Hamas, credo che siano pronti per una pace duratura. Israele deve immediatamente fermare i bombardamenti su Gaza, così da poter liberare gli ostaggi in modo sicuro e rapido! In questo momento è troppo pericoloso farlo. Siamo già in discussione sui dettagli da definire. Non si tratta solo di Gaza, si tratta della pace tanto attesa in Medio Oriente”.

Intanto, il tempo stringe. Nel pomeriggio lo stesso presidente Trump aveva chiarito che senza una risposta favorevole entro domenica sera, avrebbe dato il via libera a un’operazione militare su larga scala da parte di Israele, volta a “distruggere tutte le fazioni armate” presenti nella Striscia. Il nuovo annuncio di Hamas non chiude il capitolo, ma apre a una possibile fase negoziale. Il contesto resta fragile, e la possibilità che la crisi evolva in una nuova escalation militare non può essere esclusa. Molto dipenderà, nei prossimi giorni, dalle reazioni delle cancellerie internazionali e dalla volontà concreta delle parti di tradurre le dichiarazioni in atti diplomatici.

Franco Lodige, 4 ottobre 2025

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