
C’è una cosa che larga parte della politica e della stampa italiana spesso non può permettersi: dire la verità. Per questo su Javier Milei ha mentito. Prima. Durante. Dopo.
Lo hanno chiamato “pazzo”, “estremista”, “pericolo per la democrazia”. Mai un’analisi seria, solo propaganda. Non hanno raccontato Milei: hanno fatto il tifo contro, costruendo una narrazione alternativa.
Perché? Perché Milei rappresenta tutto ciò che in Italia è proibito anche solo immaginare: meno Stato, meno spesa, meno tasse, meno potere alla politica, più libertà. Ed è successo quello che non doveva succedere.
Milei ha tagliato, ridotto, smontato pezzi di apparato, e i risultati sono arrivati. Nel 2025 la povertà in Argentina è scesa al 28,2%. Era quasi al 50% prima del suo arrivo, dopo decenni di statalismo peronista, e al 38,1% nel 2024.
Questo è il dato che una parte della politica e della stampa italiana non sa gestire, perché distrugge un’intera narrazione e smonta la visione paternalista dello Stato. Per anni ci hanno spiegato che senza Stato non c’è protezione, che senza spesa pubblica c’è miseria, che senza assistenzialismo i poveri aumentano.
È successo l’opposto. Ed è questo che li rende isterici. Perché, se il liberismo applicato funziona, cade tutto: il mito dello Stato salvifico, la giustificazione della spesa pubblica, la retorica dell’inevitabilità, del buonismo e della tassazione in nome del bene comune.
E allora via con titoli catastrofici, previsioni sbagliate e speranze di fallimento. Non informazione, ma militanza. La verità è più semplice: non hanno sbagliato analisi, hanno difeso il sistema nel quale vivono, a spese dei contribuenti.
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Un sistema che in Italia vive di spesa pubblica, debito e consenso comprato. Un sistema che non può permettersi esempi contrari. Milei è quell’esempio. E per questo viene attaccato: perché funziona.
Anche a Palazzo Chigi dovrebbero leggere quel numero: 28,2%. E la verità, prima o poi, presenta il conto anche a chi per anni ha fatto finta di non vederla, per difendere la propria fetta di torta statalista.
Andrea Bernaudo, 6 aprile 2026
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