Esteri

“Ho dei dubbi che…”. Attenti a Emmanuel Macron

Nuovo round di negoziati per l'Ucraina, ma il presidente francese ostenta pessimismo. Perché? Il nodo della sede: la Francia propone Ginevra

vertice trump ue macron
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Anche la mimica tradiva i diversi status emotivi. Chi ha visto le immagini del vertice di ieri tra Ue, Usa e Ucraina avrà notato che intorno a quel tavolo c’erano almeno tre posizioni. La prima, quella di Donald Trump, convinto di poter raggiungere un “accordo” tra Kiev e Mosca a combattimenti in corso. La seconda, quella di Macron, Starmer e Merz, convinti – da “volenterosi quali sono” – che occorra tenere alta la pressione sulla Russia e imporle un cessate il fuoco come pre-condizione ad ogni trattativa su territori o garanzie di sicurezza. La terza, quella di Giorgia Meloni che ha fatto da pontiere tra le due posizioni, convinta – come è – che l’Europa non possa permettersi di fare la voce grossa senza avere alle spalle Washington. Non pervenuta invece Ursula von der Leyen, che – come una Melania Trump qualsiasi – si è ritagliata il ruolo marginale di chi si limita a chiedere a Putin di “restituire tutti i bambini ucraini rapiti”.

Il più intristito è sembrato Emmanuel Macron, che da tempo – già dall’inizio della guerra in Ucraina – cerca un posto al sole per risolvere la crisi. Non ci è mai riuscito, rimediando solo quella umiliante fotografia di lui e lo Zar seduti ad un immenso tavolo. Distanti, come distanti sono le posizioni tra Ue e Russia. Mentre tutti esultavano ieri per l’ennesimo passettino in avanti verso un possibile, ma non scontato, accordo di pace, il presidente francese faceva il bastian contrario. “Lo sforzo diplomatico teso a porre fine alla guerra in Ucraina è necessario – ha detto l’inquilino dell’Eliseo – ma permangono dubbi in merito alla reale volontà del presidente russo Vladimir Putin di risolvere il conflitto”. Sembra quasi che Emmanuel faccia il tifo per il no deal, convinto che magari – fallito il tentativo di Trump – lui potrà conquistare la scena alla guida della truppa di volenterosi. “Quando guardo alla situazione e ai fatti, non mi sembra che il presidente Putin sia molto disposto ad avere la pace adesso. Forse però sono troppo pessimista”, ha aggiunto il presidente francese riconoscendo però che “l’ottimismo” di Trump “va preso sul serio”. “Se lui ritiene di poter concludere un accordo, è una grande notizia, e dobbiamo fare tutto il possibile per avere un grande accordo”.

Il suo volto, però, ieri, non diceva questo. E non è un caso se durante le brevi dichiarazioni alla stampa ha chiesto un cessate il fuoco (che poco prima The Donald aveva escluso categoricamente) e poi un quadrilaterale (Usa, Russia, Ucraina, Volenterosi) che puntualmente Trump non gli ha minimamente concesso.

Non contento, Emmanuel in mattinata è tornato alla carica accusando Putin di essere “un orco alle nostre porte”. La Russia “è diventata una forza destabilizzante duratura e una potenziale minaccia per molti di noi”, ha spiegato all’emittente Tf1-Lci dopo il vertice a Washington. “Un Paese che investe il 40% del suo bilancio in tali equipaggiamenti, che ha mobilitato un esercito di oltre 1,3 milioni di uomini, non tornerà a essere un sistema democratico aperto dall’oggi al domani. Anche per la sua stessa sopravvivenza, Putin deve continuare a mangiare. È un predatore, un orco alle nostre porte”. E ancora: “Non dobbiamo essere ingenui. Non dico che la Francia verrà attaccata domani, ma è una minaccia per gli europei”.

Il nodo della sede dei negoziati

C’è poi un altro tema che interessa Macron, ovvero la sede del possibile “bilaterale” tra Kiev e Mosca, da cui molti si aspettano delle novità concrete per la pace. Il presidente francese ha puntato forte su Ginevra, spiegando che “più che un’ipotesi, è addirittura la volontà collettiva”. È un modo forse per evitare che la spunti Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiano, che ha invece proposto Roma come alternativa, rivendicando il ruolo dell’Italia come mediatore. Da parte loro, sia i ministeri degli Esteri di Italia e Svizzera hanno formalmente offerto la loro disponibilità. Gli Stati Uniti sembrano voler privilegiare una sede europea e neutrale.

I temi caldi sul tavolo: sicurezza e cessate il fuoco

Uno dei punti principali resta la sicurezza dell’Ucraina. Zelensky ha ripetuto: “Servono garanzie di sicurezza che funzionino”. Il presidente ucraino ha detto che le questioni territoriali saranno al centro dell’incontro con Putin e Trump, e che se Mosca dovesse rifiutare il trilaterale, occorreranno “altre sanzioni”. Durante la giornata di incontri a Washington, Trump ha escluso la necessità di un cessate il fuoco preliminare, ma ha garantito che gli Stati Uniti aiuteranno l’Ucraina a difendersi, ma sarà l’Ue a fare gran parte del lavoro sporco.

 

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