Da settimane ci raccontano che il centrodestra starebbe armeggiando con la legge elettorale per paura di perdere. Il refrain è sempre quello: “hanno il terrore del voto”, “senza modificare la norma non vincerebbero mai” e via con la solita liturgia. Ma, come spesso capita in questo Paese, c’è un dettaglio che sfugge: i numeri. Già, perché mentre la politica discute di presunti trucchi, i dati delle sei regioni andate al voto quest’autunno dicono una cosa molto semplice: il vantaggio del centrosinistra non solo è minimo, ma è l’ombra di quello che era. E soprattutto fotografa un trend che va nella direzione opposta alla narrazione.
YouTrend ha messo insieme i risultati di Marche, Calabria, Veneto, Toscana, Campania e Puglia. Regioni che, attenzione, non rappresentano affatto il Paese reale: ben tre sono tradizionalmente fortini rossi, dove la sinistra può contare su consensi abnormi e storici, e uno è un fortino leghista. Non proprio il miglior “campione” per misurare la forza del centrodestra. Eppure, guardate qui: facendo la somma dei voti raccolti in queste regioni, il centrodestra sarebbe al 46,8% e il centrosinistra 49,7%. Il “campo largo” è “avanti” di 2,9 punti? Sì, ma anche no. Il punto infatti non è questo. Il punto è il trend.
Alle Politiche 2022 il centrodestra in queste stesse regioni era al 42,7%, il centrosinistra al 51,4%: quasi nove punti di vantaggio. Alle Europee 2024? Centrodestra al 45,2%, centrosinistra al 50,9%: scarto di 5,7 punti. Oggi? Divario ridotto a 2,9. Cioè: la sinistra perde pezzi, il centrodestra cresce. Semplice. E non è tutto. Se si confrontano i voti assoluti, emerge un quadro ancora più netto: il centrosinistra cala rispetto a tutte le ultime tornate elettorali; il centrodestra sale rispetto a tutte le ultime tornate. YouTrend lo scrive chiaramente: +0,9 punti rispetto alle precedenti regionali; +4,1 rispetto alle Politiche; +1,6 rispetto alle Europee.
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E il calo del centrosinistra? Colpa soprattutto del Movimento 5 Stelle, che in queste sei regioni ha lasciato per strada: 212mila voti rispetto alle scorse regionali; un milione e mezzo rispetto alle Politiche; 558mila rispetto alle Europee. Il centrodestra invece cresce grazie alla Lega (trainata da Zaia in Veneto), ma anche FdI e Forza Italia aumentano sensibilmente rispetto alle precedenti regionali: FdI +400mila voti; FI +125mila.
Insomma, mentre qualcuno grida al “trucco” e alla “paura di perdere”, i numeri raccontano una storia diversa: il centrodestra è più forte di due anni fa, il centrosinistra meno forte di quanto sembri. E questo nonostante il campione delle regioni del voto autunnale favorisca nettamente la sinistra. Il punto, forse, è che non è il centrodestra ad avere paura del voto. È qualcun altro ad avere paura dei numeri.
Franco Lodige, 26 novembre 2025
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@ Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


