I droni e i 300 morti per chilometro quadrato. I numeri (e i motivi) della frenata di Putin

La storia militare è un catalogo di cambi di paradigma. E in Ucraina per le truppe dello Zar sta succedendo qualcosa di simile alla cavalleria che incontra i Panzer

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Quattro anni e due mesi, 1500 giorni e la grande spallata russa, quella che avrebbe dovuto spezzare la linea difensiva ucraina e aprire la strada verso Zaporizhzhia, è rinviata da diciotto mesi. E ogni volta che il calendario la rimette in agenda, la realtà la ricaccia in archivio. Nel frattempo, sul campo…

Secondo ISW, tra ottobre 2025 e marzo 2026 le forze russe hanno conquistato circa 1.930 chilometri quadrati, una media di 4,1 al giorno. Suonerebbe come un’avanzata, ma il confronto con i dodici mesi precedenti (media 5,7) rivela la traiettoria reale, ovvero una progressione che si esaurisce. Il colonnello Palisa, vice capo dell’ufficio presidenziale ucraino, ha certificato che nel primo trimestre 2026 i russi hanno subito 316 caduti per chilometro quadrato conquistato, contro 120 dell’anno scorso.

Marzo 2026 è stato il mese più sanguinoso di sempre: 35.351 perdite russe in trenta giorni, il 96% causate da droni. Il presidente finlandese Stubb, al Brookings Institution il 14 aprile, ha condensato il rapporto in una formula icastica: un ucraino caduto ogni cinque russi. La Russia punta a reclutare 409.000 soldati nel 2026. Nel primo trimestre ne ha trovati 940 al giorno invece dei 1.120 necessari. L’esercito stremato che Putin manda ogni giorno nel tritacarne ha un’età media di quarantatre anni e opera a ranghi ridotti da oltre un anno, mostrando ogni segnale di accidia morale propria di chi ha smesso di credere alla narrativa della vittoria.

La storia militare è un catalogo di cambi di paradigma, come a Krojanty, 1 settembre 1939, quando il reggimento di Ulani del colonnello Mastalerz caricò a sciabola un battaglione di fanteria tedesca e lo disperse… Poi arrivarono i Panzer dal bosco.
Come ad Azincourt, nel 1415, quando 25.000 cavalieri francesi in armatura avanzarono nel fango verso 6.000 inglesi sfiniti. Il longbow inglese scaricava 12 frecce al minuto a 250 metri. Le armature venivano perforare e i cavalieri morivano prima di avvicinarsi.
Come sulle rive dell’Arasse, 36 a.C. quando i Parti tempestarono di frecce la legione di Marco Antonio. I romani si inginocchiarono e formarono la testuggine: un tetto di scudi compatto e immobile. I barbari, che non avevano mai visto nulla di simile, credettero di averli abbattuti con le frecce. Gettarono gli archi, smontarono da cavallo, si avvicinarono con i pugnali per finirli. A quel punto i romani balzarono in piedi, aprirono la formazione e li massacrarono

Nelle trincee del Donbass il copione si ripete, a parti inverse, con struttura cogente: battaglioni di fanteria concepiti per il XX secolo fronteggiati da sciami di macchine che li identificano, li seguono e li colpiscono prima che abbiano percorso cento metri. Ogni soldato russo è statisticamente fronteggiato da almeno otto droni. È il rapporto reale che filtra dai resoconti degli operatori ucraini. Agghiacciante, soprattutto per i soldati russi che fanno trapelare il loro disappunto per una situazione impari sul fronte tecnologico. Uno di loro ha scritto su Telegram di cercare disperatamente fucili a pompa per abbattere i droni ucraini: “Ci stanno bruciando vivi.” Non è la voce di chi fronteggia un avversario difficile, ma quella di chi ha intuito di trovarsi nell’epoca sbagliata con gli strumenti sbagliati.

Il drone FPV di ultima generazione è una piattaforma autonoma che l’integrazione dell’IA ha portato all’accuratezza impensabile. Dal 30% a circa l’80%, con moduli AI acquistabili a meno di 100 dollari. L’Ucraina ha prodotto 3 milioni di droni nel 2025 e punta a 7 milioni nel 2026. I modelli, addestrati su dataset di combattimento reale, riconoscono uniformi e veicoli, navigano sotto jamming, colpendo in ambienti di soppressione totale del segnale. Il 13 aprile 2026, Zelensky ha confermato la prima conquista di una posizione russa mediante soli robot e droni, nessun soldato umano nell’area d’assalto. Arabia Saudita e Qatar hanno firmato accordi decennali di cooperazione difensiva con Kiev, certificando così che quello che nacque come laboratorio d’emergenza sta diventando export strategico, e l’Ucraina, paese aggredito e stremato, sta imponendo al mondo la dottrina bellica FPV del XXI secolo, di cui è diventata leader indiscussa in meno di 3 anni.

La spallata russa non arriverà perché il costo per ogni metro guadagnato è strutturalmente insostenibile, nel quadro di una mutazione bellica che riscrive, le premesse e le fondamenta della dottrina militare.

Giulio Galetti, 18 aprile 2026

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