Il protocollo tra Italia e Albania sui migranti torna nel mirino dei giudici. La Corte di Cassazione ha analizzato il protocollo d’intesa firmato dal governo Meloni e con una relazione approfondita ha messo in evidenzia numerosi dubbi di costituzionalità e possibile incompatibilità con il diritto internazionale e le norme dell’Unione Europea. Sono stati evidenziati punti critici relativi alla libertà personale (articolo 13 della Costituzione), al diritto alla salute (articolo 32) e al diritto di difesa (articolo 24). In particolare, il protocollo introduce il trattenimento come unica opzione applicabile, in contrasto con le direttive europee, che stabiliscono l’uso di misure detentive solo come estrema ratio.
L’extraterritorialità
Una delle problematiche più rilevanti è legata all’extraterritorialità del trattenimento in Albania. Secondo il protocollo, i migranti trattenuti al di fuori del territorio italiano non riceverebbero lo stesso trattamento garantito ai richiedenti presenti su suolo nazionale. Questo squilibrio è ritenuto dalla Suprema Corte un possibile ostacolo all’esercizio del diritto di asilo.
Tutele sanitarie e diritto di difesa sotto accusa
Sul piano dell’assistenza sanitaria, la relazione della Cassazione sottolinea che la qualità delle cure fornite in Albania non è equiparabile a quella garantita in Italia. Il protocollo prevede interventi sanitari solo in casi straordinari e specifica che il ricovero in strutture ospedaliere albanesi avviene esclusivamente in situazioni eccezionali. Questo – sempre secondo la Corte – può compromettere il diritto alla salute dei migranti trattenuti. Ulteriori criticità riguardano il diritto di difesa. Le modalità operative per esercitare questo diritto in Albania, incluse le udienze di convalida da remoto e la difficoltà di accesso agli avvocati, sono considerate inadeguate. Inoltre, i tempi per la presentazione dei ricorsi nei confronti delle decisioni di trattenimento sono stati ridotti a una sola settimana.
Dubbi di legittimità europea
Anche il diritto dell’Unione Europea solleva diversi dubbi. La relazione evidenzia che il trasferimento dei migranti verso centri in Albania potrebbe violare la direttiva rimpatri della Ue. La normativa europea, infatti, impone che il trattenimento sia strettamente proporzionale e garantisca misure alternative alla detenzione, diversamente da quanto previsto dal protocollo. L’applicazione uniforme delle direttive Ue si scontra con le disposizioni del protocollo, che non prevede una procedura chiara per la gestione dei migranti trattenuti.
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