Alla fine è caduta la maschera. Mentre alcuni commentatori cercavano ancora di “separare” il corteo “pacifico” di sabato in Val di Susa da quello violento messo in atto da 800 Black Bloc, a far crollare questo teorema ci hanno pensato gli stessi No Tav nel corso di una conferenza stampa a Venaus sugli scontri andati in scena a Chiomonte.
“Quello che è successo sabato, nel racconto della maggior parte dei giornali e dei telegiornali, è stato il solito che fanno dai tempi del primo G8 di Genova, cioè ‘ci sono i valligiani da una parte che volevano manifestare tranquillamente e poi arrivano i Black bloc’. Questa divisione è assolutamente falsa. Se voi aveste visto il corteo che partiva di qua, sono andati su in migliaia e migliaia verso Chiomonte: quello che è successo là lo abbiamo fatto tutti, siamo tutti responsabili”. Lo ha detto Guido Fissore, che ha poi aggiunto: “Non è la prima volta che lo diciamo: mi ricordo che nel 2011, quando ci sono stati i fatti di Chiomonte, dopo qualche giorno abbiamo fatto una manifestazione a Torino in cui abbiamo sfilato con lo striscione di apertura ‘Siamo tutti black bloc’. Questo non vuol dire che tutti andiamo a tirar pietre ai poliziotti: le situazioni possono degenerare, però entrare nel cantiere è stata una cosa condivisa da tutti. Raccontare che noi siamo quelli bravi e che sono quelli che vengono da fuori a fare questi gesti che dite ‘inconsulti’ non è vero: siamo tutti responsabili”.
Una dichiarazione che, nei fatti, smentisce anche l’intervista rilasciata oggi dal sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, al Corriere, nella quale parla di “gruppi organizzati che si infiltrano nelle manifestazioni per cercare lo scontro” e di “manifestazioni composte in larga parte da persone pacifiche”. Stando a quanto affermato da Fissore, infatti, in Val di Susa nessuno si è infiltrato da nessuna parte: quel gruppo di violenti, a quanto pare, rappresenta il braccio armato di un intero movimento che non li disconosce. Anzi, li difende. Li copre. Del resto, dal Movimento No Tav non era arrivato neppure ieri alcun messaggio di condanna per gli atti violenti messi in atto dal “blocco nero”. Anzi. Nonostante i 126 agenti feriti (58 poliziotti, 48 carabinieri e 20 appartenenti alla Guardia di Finanza), nonostante il milione di euro di danni al cantiere, nonostante per poco non ci scappasse il morto. “Si è conclusa una grande giornata di lotta per la Val di Susa”, aveva scritto il movimento No Tav in una nota. “Tutti i cantieri della valle sono stati raggiunti e contestati” e “i dispositivi previsti dalle forze dell’ordine sono stati raggirati e superati grazie alla determinazione delle tante generazioni scese in piazza”.
Intanto la sinistra è in evidente imbarazzo. Non sono pochi, soprattutto in Piemonte, gli ambienti istituzionali che hanno strizzato l’occhio – o comunque mostrato comprensione – nei confronti dell’ambiente No Tav, spesso legato anche a quello di Askatasuna. Lo ha detto chiaramente Daniela Ruffino, segretaria regionale di Azione in Piemonte: “Tutto questo è reso possibile anche, certo non solo, dalle timidezze e da qualche ambiguità di troppo della sinistra. Come dimostra la vicenda di Askatasuna, un movimento al cui interno convivono troppe ambiguità intollerabili mascherate da blande ragioni sociali. Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, e il Pd nazionale non hanno la forza, per un miope calcolo elettorale, di sciogliere i nodi del rapporto con Askatasuna, vero motore delle tensioni sociali in Piemonte”.
Articolo in aggiornamento
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