Lo Stretto di Hormuz è di nuovo chiuso e anche se il vicepresidente americano Vance tenta di buttare acqua sul fuoco, la decisione dell’Iran non sembra lasciare spazio all’immaginazione anche perché i pasdaran hanno dichiarato che ogni nave che tenterà di avvicinarsi allo Stretto lo farà a suo rischio e pericolo. Ufficialmente la causa dichiarata dall’Iran è fornita dai raid aerei che Israele ha continuato a praticare sul Sud del Libano.
Nessun cenno ovviamente ai missili e ai droni che Hezbollah continua a lanciare verso il territorio israeliano e tantomeno alla praticamente nulla presenza dell’esercito libanese, per non parlare dei contingenti Unifil che solo oggi sembrano essersi accorti che nella loro area di pacificazione gli Hezbollah hanno scavato chilometri e chilometri di tunnel esattamente come accaduto a Gaza con Hamas.
Ma torniamo a Hormuz: lo scenario peggiore si è materializzato alla viglia dei già programmati incontri tecnici fra le delegazioni di Usa e Iran in Svizzera,. Ma già in mattinata il vento era girato a burrasca. A meno di quarantott’ore dalla definizione dell’accordo con l’Iran voluto da Trump, Teheran ha fatto capire con estrema chiarezza che lo stretto di Hormuz è cosa sua è che le regole tassative per il transito o per il blocco delle navi saranno fissate d’ora in avanti dall’Autorità marittima che dipende direttamente dal regime iraniano
Se uno degli obiettivi dell’attacco americano e israeliano all’Iran, doveva essere la garanzia assoluta di una libertà dei mari che oggi viene messa seriamente in discussione , questo obiettivo si sta sbriciolando di fronte a un atteggiamento di Teheran che in casa, ma anche sui mercati internazionali ha fermamente l’intenzione di affermare: la guerra abbiamo vinta noi.
Il documento diffuso oggi dalla Persian Gulf Strait authority non si presta a equivoci interpretativi: ogni nave che vorrà transitare attraverso lo stretto di Hormuz dovrà chiedere una preventiva autorizzazione vincolante all’autorità iraniana che costringerà le navi a percorrere la rotta più prossima alle coste dell’Iran e che potrà negare a suo piacimento l’autorizzazione a seconda delle informazioni di cui disporrà l’autorità iraniana stessa, anche in materia di copertura assicurativa, nonché di rapporti della compagnia di navigazione richiedente il permesso con paesi ritenuti non graditi dal regime di Teheran.
Anche sul tema dei pedaggi, quella degli Stati Uniti con il passare delle ore sembra differire in modo sempre più netto da quella che è stata definita dalla presidenza americana, una vittoria su tutto il fronte: gli armatori delle navi che chiederanno il permesso di transitare attraverso Hormuz, in una situazione di totale incertezza dovranno usufruire di un a sorta di copertura assicurativa garantita direttamente dall’Iran è usufruire di servizi di sicurezza forniti dal regime, in attesa di fissare con precisione i pedaggi di quella che sta per cessare di essere una via d’acqua internazionale per diventare ostaggio a tutti gli effetti del regime degli ayatollah e dei pasdaran.
La comunicazione ufficiale dell’Iran ha ovviamente prodotto un crescente sconcerto nella comunità marittima internazionale, anche se molti armatori, già a pochi minuti dalla definizione dell’accordo Iran-Usa si erano dichiarati contrari a rischiare navi e equipaggi nell’attraversamento dello stretto in attesa di un quadro di riferimento meno aleatorio e meno legato a dichiarazioni apertamente propagandistiche in merito al successo o all’insuccesso della campagna militare sull’Iran.
Ma ai dubbi si è sostituita la certezza: ora Hormuz è a tutti gli effetti chiuso. Uno dei due pilastri sui quali si regge la fragile tregua fra Iran e Stati Uniti, vacilla. E alla luce di questo precedente anche la rinuncia al nucleare da parte di Teheran, rischia di tornare nel libro dei sogni, o meglio, degli incubi.
Bruno Dardani, 20 giugno 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI


