Per comprendere il funzionamento dell’attuale sistema della magistratura e valutare gli effetti della riforma costituzionale sottoposta a referendum confermativo, non basta osservare i conflitti tra governo e Anm o le inchieste delle grandi procure che coinvolgono esponenti politici e grandi aziende pubbliche. Secondo quanto riportato dal Foglio, per coglierne l’impatto sulla vita quotidiana dei cittadini occorre guardare a ciò che accade nelle procure di provincia, lontano dai riflettori. E la vicenda della procura di Trani viene indicata come un caso emblematico.
Al centro del racconto vi sono due magistrati, Alessandro Donato Pesce e Michele Ruggiero, entrambi pubblici ministeri a Trani all’epoca dei fatti. Il primo, condannato in via definitiva per violenza sui testimoni, oggi svolge le funzioni di giudice civile al Tribunale di Milano, sezione immigrazione, dopo un periodo di sospensione disciplinare di nove mesi deciso dal Csm. Il secondo, anch’egli condannato in via definitiva per violenza sui testimoni e successivamente condannato in primo grado a tre anni e nove mesi per falso ideologico in relazione alla falsificazione di verbali, con interdizione quinquennale dai pubblici uffici, è destinato a diventare giudice a Torino al termine della sospensione disciplinare di due anni.
Le condanne definitive riguardano le modalità con cui furono condotti alcuni interrogatori nell’ambito dell’operazione “Sistema Trani”, avviata il 20 dicembre 2014. In quell’inchiesta sei persone furono arrestate, tra cui il sindaco di centrodestra Luigi Riserbato, e altre sette indagate per associazione a delinquere, concussione, corruzione elettorale e altri reati. In conferenza stampa il procuratore Carlo Maria Capristo, affiancato dal pm Ruggiero, parlò di un “comitato politico-affaristico” che imponeva “assunzioni lavorative” e “asservimento” attraverso “minacce di ritorsioni” e “sollecitando tangenti in denaro in cambio di appalti”. Il sindaco Riserbato fu posto ai domiciliari per oltre un mese e si dimise per ottenere la revoca della misura cautelare. Il vicesindaco Giuseppe Di Marzio finì in carcere insieme ad altre quattro persone. Negli anni successivi, sia Riserbato sia Di Marzio sono stati assolti dopo aver rinunciato alla prescrizione.
Tra i filoni dell’inchiesta vi fu quello relativo all’installazione di rilevatori di velocità a Trani. In questo contesto furono convocati come persone informate sui fatti Roberto Scarcella, amministratore della Italtraff, e Antonio Marzo, fondatore dell’azienda. Le registrazioni degli interrogatori, successivamente emerse, hanno documentato pressioni e minacce. Per la Procura il comandante dei vigili Modugno aveva preso soldi per l’appalto, anche se mancavano le prove. “Vogliamo vedere voi che risposte ci dite, e se quello che voi ci dite non converge lei se ne andrà in galera veloce e lei… dice ‘ma io c’ho il coso al cuore’… possiamo impegnarci par farla stare con il caldo che fa al fresco”, affermava il pm Michele Ruggiero: “Dovete scegliere da che parte stare, se dalla parte delle vittime… o siete vittime o siete correi”.
Analogamente, il pm Alessandro Pesce affermava: “E’ già rovinata. La sua azienda… adesso come sta… avrà un provvedimento di interdizione a partecipare agli appalti”, “la sua azienda non parteciperà più a nessun appalto… da domani mattina…”. Le pressioni riguardavano la prospettiva di arresto, il sequestro dell’azienda e il coinvolgimento dei familiari. “Non mi venite a dire che non avete dato niente, perché… noi prendiamo le carte che abbiamo qui e vi manderemo dritti in via Andria che sta il supercarcere”, si sente in un passaggio. E ancora: “Oggi c’è questa mano tesa nostra, se la prendete… bene…”. Antonio Marzo, all’epoca ottantenne e con problemi cardiaci, raccontò di aver resistito alle richieste di accusare il comandante della polizia municipale. Il giorno successivo all’interrogatorio fu ricoverato e gli venne diagnosticato uno “stato ansioso-depressivo secondario ad avvenimento con ipertensione reattiva”.
Le fonoregistrazioni di quegli interrogatori non furono inizialmente depositate nel fascicolo. L’indagine sui pm non partì da una denuncia delle persone coinvolte ma da un esposto anonimo che attivò la procura di Lecce. Un ufficiale della Digos consegnò i cd con le registrazioni al pm Marcello Catalano, che le mise a disposizione delle parti. Il processo si concluse in Cassazione con la condanna definitiva di Pesce e Ruggiero rispettivamente a quattro e sei mesi.
Parallelamente, aggiunge Il Foglio, un secondo procedimento a carico del solo Ruggiero contestò violenza privata e falso ideologico in relazione ad altri interrogatori e alla manipolazione dei verbali utilizzati per chiedere misure cautelari. Tra le frasi contestate: “Perché mi prendi per il culo? Te ne vai in carcere come il tuo sindaco”, “Guardami, cerca di avere pietà di te stesso perché io non avrò nessun tipo di esitazioni”, “Paolo, tu i cazzi che sai li devi dire se no sono cazzi tuoi, hai capito qual è il problema?”. In primo grado il reato di violenza privata è stato dichiarato prescritto, mentre per il falso ideologico è arrivata la condanna a tre anni e nove mesi.
Nel frattempo Ruggiero ha continuato a svolgere le funzioni di pubblico ministero a Bari anche dopo la condanna definitiva e la sanzione disciplinare del Csm, fino alla decisione della Cassazione. Nel 2022, trasferito a Bari, ha disposto l’arresto del sindaco di Polignano a Mare, Domenico Vitto, con accuse analoghe a quelle mosse anni prima a Trani. Anche Vitto si è dimesso; il suo processo è iniziato dopo quattro anni.
Sul piano disciplinare, il Csm ha respinto la richiesta della procura generale della Cassazione che proponeva la radiazione dalla magistratura per Pesce e Ruggiero. Le sanzioni sono state la sospensione temporanea dal servizio. Per Ruggiero, inoltre, l’11 novembre 2025 è arrivata un’ulteriore sanzione disciplinare per omessa informazione dell’emissione di un decreto d’intercettazione: censura.
Il caso di Trani viene collegato nel dibattito ai temi oggetto del referendum, in particolare alla separazione delle carriere, alla riforma della sezione disciplinare – che verrebbe affidata a un’Alta Corte – e al ruolo delle correnti nel Csm, che la riforma intende ridimensionare attraverso il sorteggio. Impossibile non notare come un magistrato ritenuto inadeguato a svolgere le funzioni di pubblico ministero per un reato commesso nell’esercizio delle sue funzioni sia stato successivamente destinato a svolgere funzioni giudicanti.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio che riguarda la gestione della procura di Trani negli anni Dieci, segnata da inchieste di grande risonanza internazionale – sulle principali banche italiane, sulla Banca d’Italia, sulle agenzie di rating Fitch, Moody’s e Standard & Poor’s, su Deutsche Bank, sul ministero dell’Economia per i derivati di Morgan Stanley, fino a un’indagine sui vaccini – tutte concluse con archiviazioni o assoluzioni. Parallelamente, a Potenza è in corso un processo che ha visto in primo grado la condanna di due pm di Trani, Antonio Savasta e Luigi Scimé, e del gip Michele Nardi per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari. Lo stesso Carlo Maria Capristo è stato condannato a due anni e mezzo a Potenza per pressioni su una pm e risulta a processo per corruzione in atti giudiziari in relazione alla vicenda Ilva.
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Capristo, indicato come esponente della corrente Unicost, fu sostenuto da Unicost e Magistratura Indipendente per l’incarico di procuratore generale di Bari, poi assegnato ad Anna Maria Tosto per maggiore anzianità, e successivamente nominato procuratore di Taranto. Michele Ruggiero è stato presidente dell’Anm di Trani ed esponente di Autonomia e Indipendenza, la corrente di Piercamillo Davigo.
L’insieme di questi elementi riassume le criticità del sistema disciplinare e del peso delle correnti nella gestione delle carriere. Infine, un ulteriore paradosso: il libro di Ruggiero, “Sotto attacco”, pubblicato da Paper First con prefazione dell’attuale ministro della Giustizia Carlo Nordio. Il caso di Trani rappresenta uno dei nodi centrali del dibattito sulla riforma della magistratura e sulla necessità di intervenire su separazione delle carriere, disciplina e sistema correntizio.
Franco Lodige, 23 febbraio 2026
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