I Pro Pal assaltano la redazione della Stampa

Il blitz di un gruppo di antagonisti: la sede del quotidiano messa a soqquadro. I violenti: "Giornalisti complici, li abbiamo sanzionati"

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Assalto Pro Pal alla stampa

Nel giorno dello sciopero dei giornalisti, a cui hanno aderito soprattutto i grandi giornali, mentre questo nostro sito è rimasto regolarmente aggiornato per tutto il giorno, si è verificato un inatteso “blitz” dei “Pro Pal” alla sede della Stampa a Torino. Un centinaio di manifestanti sono entrati nella reazione centrale e hanno buttato a terra di tutto, imbrattando le pareti con scritto come “Fuck Stampa” e Free Shahin”.

La mobilitazione era stata organizzata per protestare contro il fermo di Mohamed Shahin, rinchiuso in un Cpr in vista di espulsione per aver detto che il 7 ottobre “è stato un atto di resistenza, avvenuto dopo annii di occupazione”. Idee ripetute anche durante interviste e interventi pubblici. La mobilitazione però si è presto trasformata in altro, in quello che gli stessi manifestanti sui social chiamano un atto per “sanzionare” quei giornali che, complici della Digos, hanno portato all’arresto di Shahin e “lo hanno messo alla gogna mediatica così come fanno con chiunque lotti, sia qui che in Palestina”. “La stampa di tutto il paese in questi giorni ha dipinto Mohamed Shahin come uno soaventoso terrorista, aderendo alle veline commissionate direttamente dalla Digos su volere del governo – si legge sui social del Cua – Torino, che conosce Shahin meglio di chiunque altrə, sa bene distinguere la verità dalla prezzolata propaganda sionista. La verità la scrivono le milioni di persone che in tutta Italia hanno partecipato ai cortei che denunciano le complicità dei nostri politici con lo stato di Israele e l’industria bellica, sapendo che gli unici terroristi sono loro. Mohamed è uno di noi!”.

Scontata la reazione dei cronisti del quotidiano. “Un attacco gravissimo all’informazione e ancora più vile perché accade nel giorno dello sciopero nazionale dei giornalisti per il rinnovo del contratto di lavoro e a difesa della qualità dell’informazione democratica, libera e plurale”, si legge nel comunicato del Comitato di redazione dei colleghi della Stampa. “Senza che le forze dell’ordine lo impedissero, i manifestanti in parte a volto scoperto e in parte con passamontagna hanno forzato due porte della sede, e al grido di ‘Giornalista terrorista, sei il primo della lista’ hanno invaso la redazione, imbrattato i muri con scritte e buttato all’aria libri e carte preziose che usiamo quotidianamente per il nostro lavoro. Un violento attacco al nostro giornale e all’informazione tutta”.

I manifestanti hanno anche scaricato del letame ai cancelli della sede, come si vede da alcuni video.

Numerose sono arrivate le manifestazioni di solidarietà, dalla Federazione nazionale della stampa, dell’Ordine dei giornalisti, dell’associazione Stampa subalpina, e inoltre del ministro dell’Interno, del presidente della Regione e del sindaco di Torino. “Non abbiamo paura. Siamo giornalisti. E continueremo a fare il nostro lavoro senza farci intimidire”, conclude il comunicato.

“Ogni forma di dissenso espressa con atti intimidatori e di violenza non ci appartengono e li rifiutiamo con forza – scrivono invece l’Associazione Stampa Subalpina, FNSI, Ordine Nazionale dei Giornalisti e del Piemonte – L’aggressione verbale e le irruzioni nelle redazioni dei giornali riportano indietro le lancette del tempo quando ogni pensiero non allineato al governante di turno veniva punito con l’olio di ricino e le bastonate. E quei comportamenti venivano etichettati come ‘azioni fasciste’.Anche oggi a distanza di quasi 90 anni e l’evoluzione digitale ci ritroviamo ad affrontare queste manifestazioni d’odio e a constatare come la storia non abbia insegnato nulla”.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiamato il direttore de La Stampa Andrea Malaguti. Il titolare del Viminale l’ha definita una azione “gravissima e del tutto inaccettabile” e sarà avviata una “verifica approfondita su come si sono svolti i fatti”. Sarebbero 30 i soggetti identificati, tutti dell’area anarchica.

“Il Cdr di Repubblica è vicino e solidale con le colleghe e i colleghi della Stampa dopo quanto avvenuto oggi: un gruppo composto da decine di manifestanti, staccandosi da un corteo in solidarietà con la Palestina, è entrato con la forza dentro la redazione centrale a Torino (semi-vuota per lo sciopero), imbrattando la sede del quotidiano, gettando a terra oggetti e giornali e gridando slogan minacciosi. Riteniamo tutto ciò gravissimo per più motivi. Intanto perché l’azione avviene in un giorno di mobilitazione nazionale della nostra categoria, impegnata a difendere i propri diritti, la propria dignità di lavoratrici e lavoratori, la qualità e l’indipendenza dell’informazione. Crediamo che, a prescindere dalla natura delle rivendicazioni, prendere di mira la sede di un quotidiano sia una pratica squadrista, perciò da respingere in toto nella forma e nella sostanza. Terzo punto: è francamente incredibile che le forze dell’ordine, solerti di fronte alla gran parte delle manifestazioni, comprese quelle pacifiche, abbiano lasciato comodamente invadere la redazione di un giornale, cioè un posto di lavoro. Siamo convinti che chi ne ha la responsabilità, anche istituzionali, dovrà rendere conto di questo episodio inquietante”.

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