
In Occidente la morte del terribile ayatollah Ali Khamenei ha prodotto reazioni contrastanti probabilmente più che in Iran, dove la parte della popolazione che lo piange è quella fondamentalista o comunque collusa con il regime, mentre l’altra gioisce. Infatti, mentre in alcune parti dell’Iran e tra gli esuli in Europa si festeggia la fine di un’era di repressione sanguinaria, un fenomeno bizzarro emerge nelle nostre città: attivisti e gruppi pro-pal stanno addirittura esprimendo cordoglio e solidarietà verso Teheran.
Un vero e proprio slancio di empatia verso i carnefici, manifestato attraverso messaggi di condoglianze e raduni pubblici, che solleva profondi interrogativi sull’assurdità delle odierne alleanze ideologiche dell’estrema sinistra e dei collettivi transfemministi.
Ovviamente subito dopo l’annuncio della morte, le peggiori canaglie del pianeta hanno trasmesso dichiarazioni ufficiali di lutto. Hamas ha descritto Khamenei come un “martire” e ha elogiato il suo sostegno decennale alla resistenza palestinese, inclusi aiuti militari e diplomatici durante conflitti recenti (diciamolo chiaro e tondo. dei veri e propri finanziamenti al terrorismo). E chiaramente questa ondata di cordoglio non si è fermata alla Striscia di Gaza ma si è estesa anche al Libano, dove Hezbollah (altro proxy iraniano) ha organizzato raduni con centinaia di sostenitori che sventolano bandiere e gridano slogan anti-americani e anti-israeliani. Persino in contesti più formali, ambasciate iraniane in tutto il mondo hanno aperto libri di condoglianze. A Nuova Delhi, centinaia di persone, inclusi rappresentanti della comunità sciita, hanno firmato messaggi di empatia e vicinanza, con l’ambasciata che ha abbassato la bandiera a mezz’asta. Simili iniziative si sono viste a Lahore e in altre città pakistane, dove le folle hanno espresso profondo dolore per la “martirio” del leader, con il presidente pakistano che ha inviato condoglianze ufficiali.
Il problema però è che questo cordoglio è arrivato assurdamente anche da noi, nelle nostre strade e nelle nostre piazze. In Europa, in città come Manchester, folle pro-pal hanno tenuto eventi di lutto per Khamenei, interrotti da contro-manifestanti iraniani che celebravano la sua scomparsa. In Italia, l’ambasciata iraniana a Roma ha annunciato un periodo limitato per inviare messaggi via email o di persona, attirando sostenitori che vedono in Khamenei un baluardo contro l’aggressione sionista.
E così l’invito del regime viene raccolto da alcuni nostri connazionali e su whatsapp (tipico social anti occidentale e anti sistema…) dai loro iPhone (tipico strumento anti americano…) i membri dei movimenti propal inviano le istruzioni su come mandare le condoglianze. Lo abbiamo potuto leggere in una di queste chat, di cui Nicolaporro.it è entrata in possesso. Si invitano gli attivisti che lo volessero a “mandare un messaggio” all’ambasciata iraniana “a titolo individuale”. Inoltre si informa tutti che “in occasione del martirio del valoroso combattente e alta autorità religiosa, Sua Eminenza l’Ayatollah al-‘Uzma Sayyed Ali Khamenei , Guida della Repubblica Islamica dell’Iran, caduto martire a seguito degli attacchi militari illegali e aggressivi condotti dagli Stati Uniti d’America e dal regime sionista, sarà aperto un libro di condoglianze”.
Ecco quindi l’assurdità al suo apice: come possono sedicenti attivisti che si battono per i diritti umani e per la giustizia sociale piangere un leader il cui regime è noto per esecuzioni sommarie, repressione delle donne e finanziamento del terrorismo internazionale? Khamenei, al potere per quasi quattro decenni, ha supervisionato un sistema teocratico che ha schiacciato dissidenti interni.
Il suo sostegno alla Palestina, armando gruppi che perpetuano cicli di violenza, era una strategia per esportare l’influenza islamista e non un generoso tentativo da filantropo di migliorare le condizioni di vita degli abitanti della striscia di Gaza. Eppure, per l’idiozia pro-pal, questo basta a elevarlo a eroe, ignorando le vittime iraniane che ha fatto e i loro familiari che in questi giorni celebrano la sua morte con fiori davanti alle ambasciate israeliane e sventolando in piazza bandiere americane.
È il grottesco della nostra civiltà: solidarizzare con gli oppressori dipingendoli come rivoluzionari, in un’alleanza agghiacciante che sacrifica i più basilari principi universali.
Questa dinamica rivela per l’ennesima volta il vero aspetto del movimento pro-pal. Un movimento che dovrebbe focalizzarsi su diritti e pace, ma che è sempre più intrappolato in una narrazione anti occidentale che porta i suoi membri (occidentali che vivono in Occidente e utilizzano le libertà dell’Occidente) a idealizzare regimi autoritari.
Questi atti non solo perpetuano divisioni, ma sono la pietra tombale sulla credibilità di una causa che ormai ha palesato quello che è: un movimento pericoloso legato a doppio filo con il più radicale islamismo presente nel nostro territorio.
Alessandro Bonelli, 8 marzo 2026
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