I report dei Servizi si moltiplicano: tutte le ombre dietro la Flotilla per Gaza

I dossier di intelligence parlano di una rete internazionale complessa che intreccia Ong, collettivi e attivisti

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flotilla israele gaza

Secondo diversi report di intelligence che stanno uscendo allo scoperto in queste ore, l’organizzazione che sta dietro al convoglio di barche che si propone di portare solidarietà a Gaza è una rete internazionale complessa che intreccia ONG, collettivi, movimenti politici, attivisti di diversi continenti che dietro lo slogan della “resistenza pacifica” nasconde un sistema opaco di finanziamenti, figure con legami a organizzazioni terroristiche e una struttura capace di mobilitare in contemporanea risorse e persone in più Paesi.

Secondo queste informazioni il comitato direttivo della GSF è composto da figure diverse tra loro ma accomunate da un elemento: rapporti con gruppi estremisti. Per esempio spunta il nome del malaysiano Muhammad Nadir Al-Nuri che oltre a guidare la Cinta Gaza Malaysia, un’associazione che ha finanziato ministeri e infrastrutture governative sotto il controllo di Hamas, è anche il responsabile della MyAqsa Defenders che ha diffuso pubblicazioni celebrative di Yahya Ayyash, noto in Israele con il soprannome di “Ingegnere”: l’inventore dei giubbotti esplosivi indossati dai terroristi suicidi che colpirono indiscriminatamente la popolazione civile israeliana durante la seconda intifada.

Dalla Malesia al Brasile troviamo Thiago Ávila, che coordina la sezione sudamericana della Flottiglia, avvistato a Beirut durante i funerali di Hassan Nasrallah, il defunto leader di Hezbollah da lui definito “fonte di ispirazione”. È stato pubblicato anche un bel selfie dove lo si vede a fianco di Leila Khaled, l’icona del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP) famosa per il suo ruolo in due dirottamenti aerei. La Khaled ottenne notorietà per il suo ruolo nel dirottamento del volo TWA 840 nel 1969 e in uno dei quattro dirottamenti simultanei di Dawson’s Field nel 1970. Dopo essere stata imprigionata fu rilasciata in uno scambio di prigionieri con ostaggi civili rapiti da altri membri del FPLP.

Dentro questi report, è probabile che nei prossimi giorni nuove informazioni si aggiungeranno a quelle già conosciute e usciranno ulteriori prove di finanziamenti tutt’altro che trasparenti, compare anche la Freedom Flotilla Italia che si affianca a gruppi europei e mediorientali. Anche se ufficialmente si presenta come un collettivo per i diritti umani, la sua inclusione nella costellazione GSF la colloca in un quadro problematico: la Freedom Flotilla Coalition che include tra i fondatori anche la ONG turca İHH già designata da Israele e dai Paesi Bassi come organizzazione collegata al terrorismo.

Che si tratti di una cabina di regia ad alto rischio è quasi una certezza. Comunque si sa, la storia del giornalismo internazionale è costellata di casi simili, che le inchieste importanti generalmente partono con una serie di articoli che si basano su informazioni iniziali ricevute da fonti anonime e dopo aver dato il via scavano fino a trovare tutti i bandoli della matassa che la vulgata propal, scusate pro Hamas che va avanti dal 7 ottobre 2023, vorrebbe tenere nascosta, sepolta e inabissata per poter continuare, con la complicità dei soliti noti e delle solite testate, a raccontare piccole parti di verità condite pesantemente da una salsa di becera propaganda.

Tutto questo però, sembra assurdo eppure è così, agli occhi attenti di chi il Medioriente lo segue da sempre perde importanza davanti al vecchio riciclato che diventa nuovo e viene riutilizzato come evergreen dopo essere stato sbiancato dalle macchie che la storia ha comunque impresso in maniera indelebile ed ecco spuntare nelle teste e nei selfie dei nuovi Che Guevara con la Kefiah due nomi che invece dovrebbero essere relegati nel dimenticatoio.

Ecco riesumato Yahya Ayyash, l’Ingegnere, idolo e l’esempio della lotta di liberazione della Palestina, colui che è stato incensato dalle pubblicazioni del malaysiano Muhammad Nadir Al-Nuri, l’inventore dei giubbotti esplosivi indossati dai terroristi suicidi che colpirono indiscriminatamente la popolazione civile israeliana. Ecco, il ricordo di questo terrorista assassino ritorna nella retorica e nell’insegnamento alla lotta nelle giovani leve. Chissà, la domanda sorge spontanea, se alle nuove leve verrà anche raccontato come lo Shin Bet, il controspionaggio israeliano, gli fece saltare la testa con un telefono esplosivo. Tutto questo accadde molto tempo prima dei famosi beeper che misero Hetzbollah in ginocchio, ma questa è un’altra storia. A proposito di Hetzbollah, chissà se questa inchiesta farà finalmente luce sui traffici di stupefacenti che gli sciiti libanesi, con l’Iran degli Ayatollah dietro le quinte, operavano dal Sud e Centro America per finanziare la loro guerra di distruzione dello Stato Ebraico o come lo chiamano loro, il cancro sionista.

Ma se Yahya Ayyash arriva dall’oltretomba ne abbiamo un’altra che invece respira, mangia e parla. Perbacco se parla e si fa anche fotografare. Mi riferisco alla pasionaria buona per tutte le stagioni, la seconda donna utilizzata per dirottare aeroplani. Era molto brava come dirottatrice, infatti per ben due volte riuscì a salire armata su un aereo. La prima le andò bene, insieme ai suoi complici riuscì a portare l’aereo a Damasco, passeggeri inclusi, da dove poterono ricattare il mondo per ben due mesi. La seconda volta no. A bordo di un aereo ELAL che non riuscì a dirottare, il suo complice fu abbattuto da uno degli sceriffi dell’aria e lei, dopo essere stata malmenata dai passeggeri e dall’equipaggio, fu poi arrestata dalle autorità britanniche che la scambiarono poco dopo con i passeggeri di un altro aereo dirottato. Se vi chiedete perché ogni volta che prendete un aereo è necessario fare code, rispondere a domande, aprire bagagli e subire ispezioni, domandatelo alla signora Leila Khaled e ai suoi complici.

Sì, e bene ricordare che chi si fa i selfie con la signora Leila Khaled avrà nel suo album la faccia di una terrorista che dirottò il volo TWA 840 nel 1969 e fu implicata in uno dei dirottamenti simultanei di Dawson’s Field nel 1970 che divenne famoso per il filmato che dei tre aerei fatti saltare in aria con l’esplosivo. Per dovere di cronaca, anche se è passato tanto tempo, voglio ricordare gli aeromobili distrutti nel deserto dai complici dell’affabile signora: Volo TWA 741 Un Boeing 707–331B, Volo Swissair 100 Douglas DC-8-53 al quale si aggiunge il Volo BOAC 775 Vickers VC-10. Una volta erano aerei, ora sono barchette ma il succo, stando alle ultime novità, è più o meno lo stesso. A prescindere da tutto attendiamo con pazienza i nuovi sviluppi che certamente non tarderanno ad arrivare. Altro giro altra corsa e chi più ne ha più ne metta.

Michael Sfaradi, 5 settembre 2025

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