Cronaca

I talebani contro la famiglia nel bosco

Nella testa di tanti opinionisti è presente un paradigma degno di uno Stato morale che rende intoccabili giudici e assistenti sociali

famiglia nel bosco storie italiane
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Giovedì scorso, durante Storie italiane, condotto su Rai1 da Eleonora Daniele, abbiamo assistito ad un dibattito surreale. Una specie di dialogo tra sordi che non ha certamente aiutato l’opinione pubblica ha formarsi una idea compiuta del dramma che sta vivendo da circa due mesi la cosiddetta famiglia del bosco. Malgrado la Daniele avesse introdotto la discussione con un elemento assai interessante, la consulenza di quattro autorevoli specialisti – un medico, una neurologa, una psicologa e una pedagogista – che smontano pezzo per pezzo le ordinanze del Tribunale dei minori, in forza del quale i tre figli della coppia anglo-australiana si trovano reclusi a tempo indeterminato in una casa famiglia, come spesso succede la questione è finita in caciara, come si dice a Roma.

In estrema sintesi, il sempre ottimo e agguerrito Antonio Marziale, che opera da oltre trent’anni in questo delicato settore, e il professor Tonino Cantelmi, psichiatra di fama che assiste i coniugi Trevallion-Birmingham, si sono dovuti confrontare con un vero e proprio plotone di esecuzione formato dagli altri ospiti del programma, con una conduttrice che probabilmente non si aspettava un totale e acritico compattamento dei vari “tuttologi” presenti, molto simile a quello che caratterizzava i programmi di approfondimento durante l’epoca buia della pandemia di Covid-19.

Per farla breve, senza entrare nei dettagli di un confronto che ha messo in luce quanto, a mio modesto parere, sia presente nella testa di tanti opinionisti un paradigma degno di uno Stato morale, l’elemento che più ha colpito chi scrive lo ha chiaramente espresso una giornalista del Fatto Quotidiano, la quale ha alzato il dito contro chiunque si permetta di dubitare circa l’operato dei magistrati che hanno allontanato i tre minori.

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E lo ha fatto, interpretando di fatto il pensiero di chi in sala e in collegamento avvalorava la correttezza di tale allontanamento, sostenendo che in questo modo si creerebbe un grave danno alla reputazione della magistratura e, conseguentemente, ad un potere sancito dalla nostra Costituzione. Quindi, per dirla in soldoni, da questo punto di vista, insieme ad altre osservazioni dei membri del citato plotone d’esecuzione, si è voluto chiaramente far passare il messaggio che il Tribunale dei minori dell’Aquila, insieme ai relativi servizi sociali, avrebbe ragione a prescindere in quanto espressione di una istituzione evidentemente dotata di una infallibilità garantita dalla nostra legge fondamentale dello Stato.

A mio avviso, tutto questo non può essere accettato da chi crede nei principi di una democrazia liberale, in cui non dovrebbero esistere per prerogative di infallibilità, con tanto di anatemi per chi esprime critiche, che ci richiamano alla mente società del passato fondate sul cosiddetto diritto divino. Inoltre, non poteva mancare la classica presenza di personaggi che pontificano senza aver letto le carte come nel caso evidente di una gentile avvocata che (nonostante il buon Cantelmi le abbia lette ed abbia spiegato – corroborando ciò che Marziale sta dicendo da mesi – che in questa vicenda non vi sia stato alcun tentativo di mediazione da parte delle autorità competenti e che in oltre un anno gli assistenti sociali hanno avuto solo tre contatti con i due genitori messi sotto accusa) è andata tranquillamente per la tangente, raccontando una favola, ovvero che gli stessi assistenti sociali avrebbero in seguito in lungo e in largo la coppia anglo-australiana.

Ma a parte tutto ciò, la stessa conduttrice, alla fine di questa defatigante e confusa puntata, non ha potuto fare a meno di chiedersi ciò che molti italiani pensano da tempo: perché malgrado i molti passi in avanti compiuti di genitori di questi bambini, sostenuti in tutto e per tutto dalla municipalità di Palmoli, si è deciso di mantenerli in questa penosa condizione di sostanziale segregazione? In questo senso, mi sembra evidente che quanto anche oggi ribadito da Antonio Marziale, e che avrebbe da tempo raccolto l’attenzione dell’attuale governo, rappresenta un tassello non secondario in una riforma complessiva della giustizia; ovvero che occorre modificare la legge che regola gli allontanamenti, recependo ciò che ha stabilito la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. In questo senso l’allontanamento dovrebbe essere previsto solo in presenza di reati, gravi abusi o pericoli imminenti per i minori, sgombrando dal campo la “colpa” di voler educare i propri figli in un modo eccentrico e alternativo, così come pare che sia nei fatti addebitato ai due sfortunati genitori.

Claudio Romiti, 17 gennaio 2026

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