Iacchetti sbrocca, sdoganata la minaccia: “L’ha fatto col cuore”

Pieraccioni e l'aggressione in TV che diventa gesto romantico. Così si legittima tutto, purché venga dall'amico di turno

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pieraccioni iacchetti

Nel mondo capovolto dello spettacolo italiano succede anche questo: si litiga in diretta televisiva su temi delicati come la crisi in Medio Oriente, si perde il controllo, si aggredisce verbalmente un ospite – con tanto di minaccia – e c’è pure chi trova la forza (o la leggerezza?) di giustificare l’accaduto come una “reazione di cuore”. È il caso di Leonardo Pieraccioni, che ha commentato su Instagram la rissa televisiva tra Enzo Iacchetti e Eyal Mizrahi a “È sempre Cartabianca” con queste parole: “Ieri sera dopo la richiesta provocatoria ‘definisci bambino’ il mio amico Enzo Iacchetti ha avuto un’incazzatura di cuore, col cuore, arrivata al cuore (di tutti)”. Siamo seri?

C’è un problema grosso come una casa in questa frase: il tentativo, neanche troppo implicito, di romanticizzare una reazione violenta, come se l’aggressività, se animata da “buone intenzioni”, diventasse improvvisamente nobile. Ma da quando insultare e minacciare qualcuno in diretta nazionale è un atto “di cuore”? E soprattutto: da quando si misura la legittimità di una reazione sulla base della simpatia che si prova per il protagonista?

Non c’è nulla di poetico, né di “sentimentale”, in ciò che è accaduto. Iacchetti ha perso la testa, ha alzato la voce, ha insultato, e ha minacciato Mizrahi in uno studio televisivo, in diretta, davanti a milioni di persone. E tutto questo – spiace dirlo – non è meno grave solo perché viene da un volto noto e amato. Pieraccioni non è nuovo all’umorismo bonario, alle riflessioni da “uomo semplice”, ma qui ha fatto un passo falso. Il suo post, anche se con toni pacati, è pericolosamente ambiguo. Perché trasforma una scena inaccettabile in una specie di sketch morale, dove l’irritazione dell’amico diventa un atto giustificabile, quasi necessario.

No, caro Pieraccioni, non c’è cuore che tenga quando si parla di violenza. Né fisica, né verbale. E non si può continuare a coprire tutto con la retorica del “lui è buono, è solo che si è arrabbiato”. Così facendo, si manda un messaggio devastante: che se uno ha le sue ragioni, allora può anche aggredire. È esattamente la logica che nei talk show italiani giustifica tutto. Fino a quando?

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Sì, Mizrahi ha posto una domanda provocatoria. E allora? Da quando porre una domanda è un’aggressione? Se uno in TV ti fa una domanda scomoda, tu puoi scaldarti, controbattere, anche andartene. Ma non puoi minacciare, insultare, aggredire, né farlo passare per una reazione nobile o “di cuore”. Non si può confondere l’emotività con il giustificazionismo. Eppure, lo show mediatico che si è creato intorno all’episodio sembra premiare proprio chi ha alzato la voce. Applausi, sostegno, c’è chi propone un premio. Ma quando smetteremo di coccolare gli eccessi solo perché arrivano da personaggi “del cuore”?

Il garantismo – quello vero – non è fare il tifo per l’amico, ma riconoscere i limiti di ogni comportamento, anche quando viene da una persona stimata. E oggi, ciò che davvero servirebbe non sono le carezze social a Iacchetti, ma una presa di posizione chiara: la violenza, anche se “col cuore”, resta violenza. E va condannata. Non applaudita.

Franco Lodige, 19 settembre 2025

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