
L’Europa non ce la fa. È più forte di lei. Fuori da tutto per sua auto decretata inutilità chiacchierona, quando batte un colpo lo fa sempre in chiave dirigistica, paternalistica, socialista. È un peccato, ma comincia ad essere anche un fastidio insopportabile sotto il profilo ideale ed economico.
Il Commissario europeo Wopke Hoekstra, olandese, vuole rivedere la Direttiva sulle Accise del Tabacco (Ted). E indovinate un po’? Col pretesto dell’armonizzazione fiscale dell’Unione, vuole imporre un aumento massiccio e uniforme delle accise minime su tutti i prodotti contenenti nicotina. Cioè, l’ennesima tassa. Ovviamente vestita di due principi luogocomunisti che suonano bene: l’uguaglianza fiscale, e il fatto che il fumo faccia male. Dunque, che si fa? Si dispensano pedagogia, ugualitarismo e ovviamente tasse. Fa niente che fumare sia, al pare di bere e di altri vizi minori, l’esercitazione del diritto di libertà di ognuno di noi. L’Europa Papà, che non sa nemmeno come armarsi, e sforna solo regole contro la libertà d’impresa mentre i suoi competitor le tolgono per andare sempre più veloci incontro al benessere, ha deciso che ci vuole tutti magri, puliti (e noiosi), e quindi licenzia l’ennesimo piano ideologico contro la libertà che però, last but not least, danneggia l’economia italiana, arricchisce le reti criminali e penalizza i consumatori, cioè i cittadini europei, sempre meno liberi.
L’Italia è peraltro il maggior produttore di tabacco d’Europa (con oltre il 27% della produzione totale, concentrata tra Campania, Umbria, Veneto e Toscana). Il settore coinvolge direttamente oltre 25.000 lavoratori agricoli e 4.400 addetti alla trasformazione del tabacco, e le sue esportazioni sono cresciute del 5,8% nel 2023. Ovunque altrove, a una produzione simile si assegnerebbe valore strategico industriale. Qui, no. La Commissione propone un aumento di solo il 139% delle accise sulle sigarette e del 258% sul tabacco da rollare. Robetta. Ma ovviamente colpisce con nuove aliquote minime anche per i prodotti alternativi come le sigarette elettroniche, i prodotti a tabacco riscaldato e i sacchetti di nicotina. Fumare fa male, non si fa, forbidden bambini indisciplinati. E piano anche con lo zucchero e i cibi grassi. A Bruxelles vogliono che facciamo una vita noiosa ma salutare. Non siate indisciplinati.
Peccato che l’Unione Europea non si domandi cosa accada dopo le sue scelte ideologiche, a differenza dei continenti in cui al business e alla libertà si vuole bene. Un po’ come accaduto col green: si esprime un capriccio, lo si impone, si contrae la libertà degli europei, si uccidono posti di lavoro, poi si scopre che l’inutile capriccio viene rigettato dai cittadini stessi (cioè dal mercato) e si pensa a come tornare indietro, ma troppo tardi e a danni fatti.
L’idea di Hoekstra ridurrebbe solo la domanda sul mercato legale, contrarrebbe la produzione e metterebbe a rischio migliaia di posti di lavoro. Ma siccome il vento non si ferma con le mani, tantomeno quello della libertà individuale (do you remember Covid?), con l’aumento dei prezzi si spalancherebbero solo le porte all’economia sommersa e alla criminalità organizzata, con una perdita certa di gettito fiscale per la maggior parte dei Paesi Europei.
In Francia, dove le accise sono già tra le più alte d’Europa, un terzo del mercato del tabacco è illegale. Nei Paesi Bassi, durante il mandato dello stesso Hoekstra, la quota di sigarette di contrabbando è salita dal 15% al 25% in soli due anni. In Italia, il volto fiscale del proibizionismo infliggerebbe un colpo durissimo all’economia legale e offrirebbe enormi vantaggi alle organizzazioni criminali. L’eterogenesi dei fini per un capriccio ideologico. Bella mossa. Il Governo italiano ha già formalmente espresso alla Commissione Europea la propria opposizione alla proposta. Speriamo tenga il punto.
Dopo di che, spiegate a questi euro burocrati che uguaglianza e ugualitarismo sono l’una l’opposto dell’altro, e che ignorare le differenze economiche e sociali tra gli Stati membri è solo dannosa ignoranza. L’Europa delle nazioni dovrebbe proteggere cittadini, imprese, lavoratori e consumatori, non scegliere l’ugualitarismo. Tanto meno per capriccio. Per quello esiste già la Cina.
Andrea Ruggieri, 25 giugno 2025
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