Qui al bar, ogni tanto, ci domandiamo come funzionino le regole in questo Paese: se le rispetti lo Stato ti mazzola e se vivi violandole mazzoli tu lo Stato?
C’è una storia incredibile che arriva da San Vito di Cadore, vicino Belluno: l’autista di un autobus ha fatto scendere dal mezzo un bimbo di 11 ani, in mezzo alla tempesta di neve e al gelo, perché aveva sbagliato biglietto. È curiosa tanta fiscalità da parte di una categoria, quella dei conducenti dei mezzi o dei controllori, che ogni giorno se la vede brutta, quando il biglietto lo chiede ai soliti noti: immigrati irregolari e maranza i quali, piuttosto che lasciarsi sanzionare e rimanere a piedi, alzano le mani o peggio. Chissà quanti di loro viaggiano col biglietto sbagliato o senza alcun biglietto, a sbafo, a spese nostre, anche a spese mie che mi spacco la schiena a preparare caffè tutto il giorno. E chissà a quanti di loro – giustamente visto come va spesso a finire quando un pubblico ufficiale cerca di applicare le leggi – tutto ciò viene consentito.
Che un autista faccia scendere dal bus un bambino è un’eventualità talmente rara da essere diventata oggetto dei notiziari, tipo il famigerato uomo che morde il cane. Però è una vicenda indicativa di una nazione in cui le autorità sono forti con i deboli e deboli con i forti. Noi siamo i primi a chiedere che si riportino legge e ordine. Ma bisogna cominciare a riportarli dove proprio non ci sono.
Il Barista, 29 gennaio 2026
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