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Il Brasile ha già 7 prigionieri politici prima ancora che Lula sia presidente

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Il Wall Street Journal denuncia la minaccia giudiziaria alla democrazia in Brasile

Lula entra in carica il primo gennaio il suo terzo mandato quadriennale. Come sostenitore dei poveri, affronta la sfida delle basse previsioni di crescita per i prossimi due anni e della pressione inflazionistica causata dall’eccessiva spesa pubblica. Eppure, da tempo, Lula-cofondatore con Fidel Castro del Foro di San Paolo di estrema sinistra-sta dicendo a destra e manca che è sua intenzione fare crescere senza limite le spese pubbliche, fermare le privatizzazioni e cancellare le riforme progettate per controllare la corruzione. I moderati che avevano sostenuto la sua candidatura, come l’ex presidente della banca centrale e falco fiscale Arminio Fraga, sembrano sorpresi. In un’intervista alla Globo Fraga ha dichiarato: “Non mi pento del mio voto, ma sono spaventato.” Sfortunatamente, un presidente populista del Partito dei lavoratori che promette di spendere senza limiti non è l’unica cosa da temere per i brasiliani. Una minaccia maggiore è la Corte Suprema di 11 membri, che sta oltrepassando la sua giurisdizione e violando lo stato di diritto per ragioni politiche senza che nessuno faccia nulla per limitarla. Una corte suprema alleata di politici ideologici e corrotti mette la democrazia in grave pericolo ed in Brasile è ciò che sta accadendo. Già nel 2019 la sentenza della Corte Suprema brasiliana per liberare Lula dalla prigione aveva scioccato la nazione mentre i brasiliani avevano applaudito i pubblici ministeri che lo avevano condannato nel 2017 per corruzione, svelando un ampio schema di tangenti multimilionarie orchestrato dal suo Partito dei Lavoratori. L’enorme scandalo ha coinvolto imprese, l’80% dei parlamentari di ogni partito, la compagnia petrolifera statale, la banca nazionale di sviluppo e molti governi stranieri. Le prove contro Lula erano solide e la sua condanna era stata confermata da due corti d’appello. Ma l’alta corte ha invertito ogni suo precedente e ha annullato la decisione. Sapeva che la prescrizione non lasciava tempo per un nuovo processo e Lula è stato rilasciato ma non è mai stato scagionato.

Ma l’attivismo giudiziario non si è fermato qui. Durante l’ultima campagna, il tribunale elettorale del paese—che comprendeva tre giudici dell’alta corte-ha censurato i critici di Lula, tra cui un ex giudice della Corte Suprema, che aveva sottolineato l’ovvio, ovvero che Lula era stato liberato per un tecnicismo ma non scagionato. Lo stesso tribunale ha anche censurato leader di aziende, deputati e senatori e piattaforme di notizie e intrattenimento di centro-destra, il tutto per combattere presunte “fake news” La suprema Corte, scrive oggi giustamente il Wall Street Journal, agisce come un ministero della verità. Alcuni brasiliani sono ottimisti sul nuovo governo Lula perché il suo Partito dei Lavoratori non controllerà il Parlamento, che è responsabile del bilancio. Eppure un giudice della Corte Suprema ha già affermato che il Parlamento non ha il potere di usare un tetto per negare l’aumento delle spese sociali che Lula vuole. Questo è assurdo, visto che la Costituzione brasiliana dà ai legislatori il potere di decidere spesa pubblica ed eventuali tetti di spesa ma la scorsa settimana il Parlamento si è inchinato alla pressione e ha tolto ogni limite di spesa. Lula è un politico intelligente e vorrà ricostituire una rete multipartitica di parlamentari che gli lasceranno fare ciò che vuole, purché dia loro soldi e incarichi in cambio e la Corte Suprema è pronta ad usare il suo potere, compresa la minaccia di procedimenti penali, per fare pressione sui parlamentari che esiteranno a cooperare con Lula. “Vedo vecchie idee che non hanno mai funzionato”, ha detto Fraga a Bloomberg in un’intervista a Rio de Janeiro pubblicata la scorsa settimana. “Stiamo per assistere a una massiccia espansione fiscale in un’economia che non è più in crisi. Un nuovo stimolo che potrebbe portare il deficit di bilancio primario al 2% che non ha nessun senso”, ha ammonito.

Due comici e un giornalista di destra hanno lasciato il Brasile per evitare di essere arrestati

Gli umoristi Paulo Souza e Bismark Fugazza, del Canale Youtube “Hipocritas” hanno lasciato il Brasile per evitare di essere arrestati dal ministro Alexandre de Moraes, della Corte suprema federale. “Dieci giorni fa, abbiamo ricevuto informazioni da una fonte molto attendibile che i nostri nomi erano in una lista di mandati d’arresto”, ha rivelato Souza, aggiungendo che anche il nome del giornalista Oswaldo Eustáquio era nel mirino del magistrato. “Ecco perché abbiamo preso la decisione di lasciare il Brasile”. Secondo Fugazza, Moraes sta agendo in modo anticostituzionale. “Dà il mandato alla polizia e loro arrestano”, ha denunciato. “Poiché era una fonte di cui ci fidiamo molto a darci queste informazioni, abbiamo deciso di lasciare il paese. Comprendiamo che le nostre voci silenziose non sarebbero di alcuna utilità”. E hanno fatto bene visto che ieri Moraes ha chiesto l’arresto di Eustáquio e Fugazza. L’informazione, però, è emersa solo questo lunedì 26, con un servizio del quotidiano Folha de S.Paulo ma non c’è ancora conferma dei motivi che hanno spinto il magistrato a prendere tale decisione. La scorsa settimana , Bismark, Souza ed Eustáquio avevano denunciato Moraes alla Corte interamericana dei diritti umani, accusando il magistrato di aver violato “i diritti alla libertà di espressione” nel Paese, con “diversi arresti decretati illegalmente”. Nell’azione i tre denunciano anche l’applicazione di “multe sproporzionate” ai brasiliani da parte di Moraes, senza un giusto processo.

Il Brasile ha già 7 prigionieri politici prima ancora che Lula diventi presidente

Dall’inizio delle manifestazioni contro le presunte elezioni truccate, Moraes, il giudice che ha supervisionato queste elezioni, ha già fatto arrestare deputati, giornalisti, comici, uomini d’affari, un cacique indigeno e persino un prete. Lunedì 26 dicembre, il ministro del Tribunale federale (STF) Alexandre de Moraes ha ordinato l’arresto del giornalista Oswaldo Eustáquio e di Bismark Fugazza, comico di Hypocrites Channel, per non meglio definiti “atti antidemocratici”. Moraes ha iniziato la sua caccia ai “propagatori della sua interpretazione di fake news e atti antidemocratici” nel 2019. Da allora, 18 persone sono state messe dietro le sbarre. Oggi sono sette i prigionieri politici brasiliani: Milton Baldin, un uomo d’affari; il Cacique Tserere; un capo indiano, il pastore evangelico Fabiano Oliveira; Armandinho Fontoura, un politico; Jackson Rangel, giornalista e proprietario del sito Folha do ES e i deputati Capitão Assumção e Carlos Von.

Paolo Manzo, 28 dicembre 2022

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