Nella mattina del 21 agosto 2025, il Centro sociale Leoncavallo in via Watteau a Milano è stato sgomberato. L’occupazione andava avanti da 31 anni e si sono registrati almeno 133 tentativi di sfratto andati a vuoto. Dopo la “resistenza” passiva di luglio, che aveva impedito di portare a termine l’operazione, ufficiale giudiziario aveva programmato un nuovo accesso per il 9 settembre, ma l’intervento è avvenuto invece dieci giorni prima della data prevista. Il Leoncavallo, che occupava lo stabile dal 1994, finisce qui la sua storia abusiva. “In uno Stato di diritto non possono esistere zone franche o aree sottratte alla legalità. Le occupazioni abusive sono un danno per la sicurezza, per i cittadini e per le comunità che rispettano le regole – ha detto Giorgia Meloni – Il Governo continuerà a far sì che la legge venga rispettata, sempre e ovunque: è la condizione essenziale per difendere i diritti di tutti”.
Lo stabile dove sorge (anzi: sorgeva) il centro sociale era una ex cartiera di proprietà della famiglia Cabassi che da decenni non poteva utilizzare il proprio immobile nonostante le innumerevoli richieste di sfratto. Alla famiglia adesso il Viminale deve versare 3 milioni di euro come risarcimento danni per i mancati interventi delle forze dell’ordine negli anni, cifra che il ministero dell’Interno ha poi richiesto a Marina Boer, responsabile dell’Associazione Mamme del Leoncavallo.
La raccolta fondi
L’ANPI provinciale di Milano ha deciso di sostenere il centro sociale Leoncavallo partecipando a una raccolta fondi. L’iniziativa serve a risarcire la proprietà dello stabile per i mancati sgomberi, come richiesto dal Ministero dell’Interno con una somma di tre milioni di euro. L’associazione Mamme del Leoncavallo è tra le promotrici principali dell’iniziativa, che si svolge attraverso la cosiddetta “Cassa di Resistenza”. Il messaggio diffuso dal Leoncavallo recita: “Nel suo 50esimo anno di storia il Leoncavallo è sotto sfratto. L’attuale spazio di via Watteau rischia realmente di scomparire per sempre. Per questo abbiamo deciso di aprire una Cassa di Resistenza. Vi chiediamo di donare alla Cassa ‘ognun* secondo le sue capacità’”.
Le ipotesi per una nuova sede
Le Mamme del Leoncavallo stanno trattando con il Comune di Milano per trovare una nuova sede alternativa per il centro, in caso di perdita definitiva degli spazi di via Watteau. Tra le opzioni c’è uno spazio in via Dionigi, nella zona Porto di Mare.
Esulta la Lega
“Decenni di illegalità tollerata, e più volte sostenuta, dalla sinistra: ora finalmente si cambia. La legge è uguale per tutti: afuera!”, scrive Salvini. Gli fa eco Silvia Sardone: “Dopo anni di occupazioni finalmente sgomberato il centro sociale Leoncavallo, covo di delinquenti e ritrovo di illegalità e abusivismo da decenni. I compagni devono lasciare lo spazio occupato dove fanno affari illeciti da anni nel silenzio complice della sinistra. Nonostante gli appelli e la solidarietà vergognosa di larga parte della sinistra, finalmente la legalità è stata ripristinata. Ora il comune di Milano non osi concedere, con bandi di favore, uno spazio pubblico a questi criminali come purtroppo successo con il Lambretta. No a regali ai centri sociali! Serve attenzione massima anche per possibili immediate occupazioni altrove. Ricordo tra l’altro le vergognose dichiarazioni passate del sindaco Sala che aveva definito il Leoncavallo un valore storico per Milano. Ora la sinistra ci eviti gli attestati di stima verso gli antagonisti: i centri sociali vanno solo chiusi!”.
Il comunicato della Prefettura
“Nella mattinata odierna hanno avuto luogo le operazioni di sgombero dell’immobile in Via Watteau n. 7 a Milano di proprietà della società “L’Orologio s.r.l.”, occupato abusivamente da parte della“Associazione mamme antifasciste del Leoncavallo”. – si legge nel comunciato della prefettura – Al termine delle operazioni, la struttura è stato riconsegnata alla proprietà per la sua messa in sicurezza. L’immobile in questione era stato occupato senza titolo dal settembre 1994, e l’autorità giudiziaria aveva da tempo condannato gli occupanti a rilasciare l’immobile. Dal 2005 vi sono stati numerosi tentativi di accesso da parte dell’Ufficiale Giudiziario, risultati infruttuosi. Al riguardo, la società proprietaria aveva promosso anche un’azione risarcitoria per il danno subito dal ritardo nell’esecuzione dell’ordine giudiziario di rilascio dell’immobile occupato e da ultimo la Corte di Appello di Milano – Seconda Sezione Civile, con sentenza resa il 29 ottobre 2024, aveva condannato il Ministero dell’Interno al risarcimento del danno a favore della società proprietaria, nella misura di euro 3.309.150,00 (euro 303.915,00 all’anno per gli ultimi dieci anni), nonché alle spese e agli interessi legali. L’esecuzione dello sgombero consentirà anche di evitare ulteriori azioni risarcitorie nei confronti dello Stato”.
Piantedosi soddisfatto
“Lo sgombero del centro sociale Leoncavallo segna la fine di una lunga stagione di illegalità. Per trent’anni quell’immobile è stato occupato abusivamente. E al danno si è aggiunta la beffa: lo Stato costretto persino a risarcire i danni dell’occupazione. Oggi finalmente viene ristabilita la legalità”, ha detto il ministro dell’interno Matteo Pantedosi. “Il governo ha una linea chiara: tolleranza zero verso le occupazioni abusive. Dall’inizio del nostro mandato sono già stati sgomberati quasi 4.000 Immobili, tra alloggi di edilizia residenziale pubblica ed edifici di particolare rilievo. Lo sgombero del Leoncavallo è solo un altro passo di una strategia costante e determinata che porteremo ancora avanti”. Anche Meloni esulta: “
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