
Non si fa altro che parlare della nuova legge contro i maltrattamenti degli animali. “Giustissimo”, strepita la signora col suo chihuahua tenuto nella borsetta. “Io ho 12 gatti, un coniglio, due tartarughe e una gallina che faccio correre liberamente in salotto”, replica l’amica. Nessuno osa sostenere non sia giusto punire chi si accanisce contro le povere bestie, chi abbandona i cani in autostrada, chi fa combattere i pit bull o si diverte a utilizzare il micetto a mo’ di pallone da calcio. Eppure serpeggia un dubbio, anzi due.
Il primo riguarda il divieto assoluto di tenere il cane alla catena, che appare un tantino esagerato. C’è chi giura di aver visto il segugio del vicino tenuto per qualche ora ad una bella catena lunga nel portico senza cancello, libero di muoversi per diversi metri, con l’acqua e il cibo a disposizione, restare fermo per tutto il giorno. Esattamente come i suoi amici a quattro zampe della casa di fronte che, pur avendo a disposizione un intero giardino recintato, non fanno mai più di quattro o cinque passi prima di rimettersi in cuccia. Sicuri che, in assenza di alternative, sia meglio chiuderlo in casa che lasciarlo qualche ora legato ad una lunga corda?
L’altro dubbio riguarda le pene, che vengono aumentate fino a quattro anni di carcere. Siamo infatti il Paese in cui Emanuele De Maria, killer condannato per l’omicidio di una donna, si è beccato “solo” 14 anni di carcere e dopo cinque dietro le sbarre era già libero di andare a lavorare in hotel, di conoscere una collega, di incontrarla al parco e di ammazzarla. Delle due, l’una: o come al solito le condanne previste dal codice non verranno mai applicate (l’Italia non spicca per certezza della pena); oppure finirà che chi uccide un siamese si farà più cella di un femminicida. Mah.
Giuseppe De Lorenzo, 30 maggio 2025
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