
Sant’Agostino scrive che il tempo non si possiede, ma si attraversa: ogni inizio chiede una parola capace di accompagnare il cammino. È in questo orizzonte che il discorso di Capodanno del Capo dello Stato avrebbe potuto collocarsi, e, per tradizione, tenere insieme memoria e attesa, passato e tempo che viene. In questa prospettiva, l’undicesimo messaggio del Presidente della Repubblica sarebbe apparso perfetto nel contesto del 2 giugno 2026, quando gli ottant’anni della Repubblica, celebrati probabilmente a Camere riunite, offriranno lo spazio istituzionale per un bilancio della lunga durata e del senso delle istituzioni.
Il discorso del Capo dello Stato, però, è una soglia diversa. È il tempo in cui il futuro chiede di essere nominato: la guerra tornata a segnare il continente, il freddo, una pace fragile, un ordine internazionale incerto, le tecnologie che avanzano più velocemente delle regole chiamate a governarle. L’intelligenza artificiale non è più una promessa lontana, ma una forza che ridisegna lavoro, conoscenza e responsabilità, interrogando l’idea stessa di persona su cui si fonda la Repubblica.
Ricordare da dove veniamo resta un dovere. Orientare dove stiamo andando è una necessità, soprattutto in un momento così difficile e incerto per tanti italiani smarriti e disorientati. Perché una Repubblica vive sì di memoria, ma si rinnova solo se sa attraversare il tempo che viene senza rifugiarsi nel passato. Come ha ricordato Sergio Mattarella , «sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna». È forse da qui, più che dalla memoria che si contempla, che può ricominciare il tempo nuovo della Repubblica, come direbbe ancora sant’Agostino.
Luigi Bisignani per Il Tempo, 3 gennaio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).