Il clamoroso scandalo dell’intervista taglia e cuci per favorire Kamala Harris

La causa intentata da Trump contro la CBS è la dimostrazione che gran parte dei giornalisti hanno una predisposizione a parteggiare per la sinistra

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kamala harris intervista

Dubito che in Italia la notizia stia facendo scalpore, tranne sul Manifesto, che parla di estorsione (!) di Trump alla Paramount, ma in America se ne discute molto. I fatti sono semplici e per certi versi inquietanti. Bill Whitaker, uno dei giornalisti più noti d’America, ha intervistato Kamala Harris durante la campagna elettorale, nell’ottobre del 2024. La candidata è quello che è, totalmente inefficace, spesso incoerente, in breve, come è stato riconosciuto da tutti, un disastro annunciato di fronte alle telecamere.

Il guaio è che la beniamina delle televisioni americane e mondiali risultava davvero troppo inadeguata davanti agli occhi esperti dei suoi fans. E allora la CBS ha trasmesso due versioni dell’intervista: un segmento più lungo su Face the Nation (il 6 ottobre), che includeva una risposta completa e imbarazzantemente inconcludente della Harris e una versione più breve su 60 Minutes (il 7 ottobre), che presentava una risposta appena accettabile. Del tutto evidentemente quest’ultima versione era stata riadattata dalla CBS per fare apparire meno insensata la vicepresidente.

Nel dicembre 2024 Donald Trump ha intentato una causa da 20 miliardi di dollari, sostenendo che la CBS avesse modificato in modo ingannevole la risposta di Harris per favorirla e influenzare gli elettori. Come potete immaginare la linea di difesa della CBS è stata che i tagli e ritocchi erano semplicemente dovuti a vincoli di tempo — ciascuna versione utilizzava parti diverse dell’intervista completa.

L’accusa di Trump appare assai se date un’occhiata al filmato. Nel luglio 2025, Paramount (la società madre di CBS) ha accettato un accordo da 16 milioni di dollari, da destinare alla futura biblioteca presidenziale di Trump. Non è stata rilasciata alcuna scusa ufficiale, ma la CBS ha accettato di pubblicare integralmente le trascrizioni delle interviste ai candidati presidenziali in futuro.

Penso che sia evidente, tanto in America, quanto in Italia, che i giornalisti hanno una predisposizione a parteggiare per la sinistra. Il mio amico Luigi Curini lavora da anni per misurare precisamente il “sinistro bias” dei media. Ma agire direttamente come se fossero il comitato elettorale del candidato democratico pare essere davvero troppo. Le scelte editoriali — cosa includere o tagliare — possono alterare in modo significativo il contenuto percepito di una risposta. E soprattutto, nel caso del candidato più confuso della storia americana, possono nascondere l’assoluta inadeguatezza linguistica e personale del personaggio. Questo era chiaramente ciò che CBS sperava di fare: rimediare attraverso un’accurata cura editoriale alle deficienze personali della Harris. Sedici milioni di dollari è una multa da nulla per un grande network americano, ma il principio che non si possono manipolare le interviste per far apparire un candidato diverso da quello che è mi sembra davvero importante.

Luigi Marco Bassani, 6 luglio 2025

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